Pubblicità

Questo blog aderisce al network di raccolta pubblicitaria VinoClic.

Novità! eBook!

Il mio primo eBook, ideato e scritto con Giampiero Nadali; un manuale digitale dedicato ai nuovi turisti del vino sempre più interattivi e digitali.
Leggi qui la scheda dell'eBook e tutte le informazioni per acquistarlo online.

Perché VinoPigro?

Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

Collaborazioni

Columnist

eBook

Palate Press presenta l'eBook sul primo anno di attività. Oltre 100 diversi autori da tutto il mondo hanno contribuito con più di 800 storie sul vino, dalle semplici recensioni alle complesse discussioni sulla scienza del vino. L'eBook "The Best of the Press" raccoglie le storie più apprezzate dai lettori nel primo anno attività.
In vendita qui

Ultimi commenti
Twitter
« Ciò che le aziende chiedono al loro enologo | Main | Comunicati stampa »
venerdì
apr232010

Giornalisti (?) del vino et assimilati: conoscerli per... gestirli

Restiamo in tema (quanto mai attuale) di giornali & giornalisti per rilanciare l'ultimo editoriale di Euposia, il mensile con il quale anch'io ogni tanto mi onoro di collaborare.

A ragione, il direttore Beppe Giuliano punta il dito contro una categoria (affollata) di sedicenti giornalisti enoqualcosa che ti ritrovi regolarmente tra i piedi quando c'è in ballo un evento, una iniziativa, una qualsiasi manifestazione condita da qualsivoglia cosa di edibile e/o bevibile, ovvero " quei "giornalisti" che, abituati a scroccare inviti a pranzi, cene e viaggi "educational" all-inclusive, affollano le manifestazioni enogastronomiche di tutt'Italia.

E se non hanno un giornale che li "invia" a seguire un evento, un giornale se lo inventano. E non parlo di siti, blog o altre cose fisicamente tangibili, ma molto più semplicemente si accreditano millantando di rappresentare questo o quel giornale, contando sul fatto che i giornalisti, quelli veri, stanno in redazione a scrivere e, se vanno in giro, non cazzeggiano per usare un'espressione tanto volgare quanto chiara.

Il giochetto funziona - ed Euposia se n'è accorta a sue spese e per questo ne parla - fino a quando i giornali non tornano a muoversi e allora salta fuori il "cattivo pensiero".
Ovvero che questa torma di "giornalisti" che beve, mangia e di solito non scrive una riga, oltre che a servire il proprio piacere, sia assai utile a quanti organizzano questi eventi.
La claque è sempre servita e, evidentemente, certi "giornalisti" servono proprio a questo. A far scena. Facite ammuina, come si dice a Napoli...

Gli articoli poi, ovviamente, non escono sui giornali e i produttori di vino, guardando le rassegne stampa, qualche accidente alla fine lo mandano. Dove sono finiti i soldi spesi? Quale è stato il ritorno di tale investimenti? Nessuno. D'altronde, se un giornale non va ad un evento è perchè - molto banalmente - sceglie cosa si può seguire e cosa no, avendo come unica ottica l'interesse dei propri lettori. Allora, prima di buttare soldi per foraggiare la "compagnia dei magnaccioni" è meglio che cantine e organizzatori inizino ad accreditare i Giornalisti, quelli veri, quelli mandati da un giornale in carne ed ossa, ed a controllare col bilancino le rassegne stampa".

 

 

 

 

Tutto giusto, tutto vero. Ma, ciò premesso, proviamo a buttar giù qualche pensiero, ad uso e beneficio proprio dei produttori, scusandomi fin d'ora per l'ovvietà di certe considerazioni.

1) Accarezzate l'idea di organizzare un evento? pensateci bene, perchè l'investimento in comunicazione è meno banale e indolore di quel che può sembrare, se aspirate a fare qualcosa di professionale.
Se invece ci si accontenta dell'aspetto folkloristico, allora bastano le comparse (i sedicenti giornalisti di cui sopra). La spesa sarà quella prefissata, il ritorno sui media vicino allo zero, ma l'importante è divertirsi.

2) Se scegliete il fai-da-te dell'organizzazione (idea sconsigliabile, ma tant'è), investite almeno un po' di tempo per acculturarvi. Sulla carta stampata e soprattutto sulla rete.
Mentre infatti è relativamente facile identificare i giornalisti attivi* / utili delle testate cartacee, discernere quelli professionali/bravi e/o autorevoli nel mare magnum del world wild web è roba da mal di testa, per non parlare dei veri e propri incidenti diplomatici che si rischia (pur in perfetta buona fede) di far scoppiare, scegliendo di invitare o non invitare questo o quello.
Dunque, informatevi in prima persona, cari produttori, e assumetevi la responsabilità (anche) di queste scelte.

3) Siete sommersi dalle richieste di accredito stampa al vostro evento? se non è la prima volta che lo organizzate, e se i richiedenti sono degli habituè di queste iniziative, chiedete prova del lavoro svolto in una precedente edizione. Copia degli articoli pubblicati, link a post di blog e siti web. Ogni tanto, un piccolo ritorno alla scuola vecchia maniera non guasta ("Rossi Mario! mostrami i compiti per casa").

4) In certi casi, chi più spende, meno spende. Se tenete al vostro evento, affidatevi a dei professionisti.
Della comunicazione.
Del vino.

* che non vuol dire solo e necessariamente iscritti all'Ordine nazionale giornalisti italiani. Ci sono frotte di giornalisti iscritti e pensionati, simpaticissimi, ma che non scrivono più nemmeno una lettera. In compenso accolgono sempre con il massimo entusiasmo qualsiasi invito in giro per la Penisola, possibilmente con consorte al seguito (così si divertono in due).

Reader Comments (38)

Ciao Lizzy, come è vero quello che scrivi! Temo però che le tue posizioni, che sono anche le mie, se non scaturiscono da un'esperienza professionale diretta, all'esterno non possano che essere percepite come corporative. Anche io sono giornalista e, ti dico la verità, il tesserino mi serve più che altro per avere un "incasellamento" fiscale piuttosto che un altro. La deontologia, l'etica professionale, sono cose che tu, io e qualche altro sappiamo cosa siano, ma per i più sono incomprensibili astrusità, scabroosa metafisica... In fondo, tutti abbiamo imparato a scrivere e a parlare prima di prendere la tessera. Anzi, proprio per accedere all'Ordine devi scrivere senza averla... Tra un giornalista merendero e un non giornalista che so che scriverà, io che faccio l'ufficio stampa chi devo accreditare? Ed infine: la scelta di cosa pubblicare o non pubblicare, non è e non deve rimanere riserva esclusiva di valutazione del corpo redazionale? Non diventa allora anche la richiesta di esibizione dei "compiti per casa" un qualche cosa a cui il destinatario non sia propriamente tenuto ad adempiere?
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterAlpe
Ciao Lizzy. Sono parzialmente d'accordo con te. Non vorrei che passasse l'idea che se mi invitano da qualche parte poi devo necessariamente scriverne. Corrisponderebbe a una marchetta. Prima di accettare un invito, cerco di capire bene di che cosa si tratta, se ci possono essere davvero elementi di originalità che mi permettano poi di scrivere (e sai che di solito dico molti più "mi dispiace, non poso" che non "accetto volentieri l'invito"). Ma poi comunque scrivo solo se trovo davvero qualcosa da raccontare. Scrivere per scrivere non mi va.
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterAngelo Peretti
ciao Lizzy, condivido in pieno. E rincaro la dose, facendo un po' di mea culpa a nome della categoria degli "organizzatori di eventi": talvolta non riusciamo a spiegare alle aziende per le quali stiamo lavorando che i giornalisti non si misurano un tanto al chilo. Che se anche riempiamo la sala, ma c'è solo fuffa...hanno buttato i loro soldi!Le aziende (o i consorzi) dovrebbero porre più attenzione nel definire la strategia a monte dell'evento, identificando un messaggio che sia corente, orginale, interessante... insomma una notizia! Se la notizia c'è e l'agenzia sa fare il suo mestiere, il giornalista arriva. Se la notizia non c'è, ci si deve accontentare della fuffa (bontemponi, cazzeggiatori, etc). Per questo la buona comunicazione va fatta partendo dalla pianificazione strategica dell'azienda. Molto prima.
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterMichele
@Alberto, è vero quello che dici, ma molto dipende dal costume di ciascuno di noi giornalisti. Anch'io, come @Angelo, prima di accettare un invito - sul quale, in genere, chi lo organizza si aspetta tacitamente un riscontro mediatico anche da parte tua: altrimenti non ti inviterebbe! - valuto se poi posso "utilizzarlo" da qualche parte, e in qualche modo. Essendo freelance, in genere mi organizzo prima: se voglio accreditarmi all'evento, se lo trovo comunque interessante, cerco una testata che sia altrettanto interessata poi a pubblicare qualcosa. Non sempre la trovo, e quando ciò avviene lo dico chiaramente a chi mi invita, a scanso di equivoci. Però, onestamente, non mi piace fare la figura della "merendera", e nemmeno perdere tempo: perciò, il più delle volte rinuncio. Perciò, tra un giornalista merendero e un blogger autorevole/bravo, non ho dubbi: scelgo il secondo. Il primo infatti sono sicura in partenza che non scriverà, mentre sul secondo qualche probabilità che lo faccia c'è.@Angelo, sono d'accordo. Anch'io odio la scrittura fine a se stessa, o solo per far contento chi mi ha invitato. Ed è vero che non sempre si riesce a scrivere: ma quando ciò avviene, per quel che mi riguarda, non è una marchetta. Io non posso permettermi di sottrarre tempo ad altri lavori (retribuiti), o peggio, alla famiglia, cazzeggiando qua e la' e facendo la comparsa. Se partecipo a qualcosa devo poterne scrivere e ricavare reddito. Il mio tempo costa, ragazzi. E anche il vostro, presumo.@Michele, mi rendo conto anche delle vostre difficoltà di organizzatori: i clienti sono contenti quando vedono un sacco di gente. Che poi siano protagonisti o comparse, non gliene importa. Ma ci sono molti sistemi per fare pulizia: rassegna stampa alla mano, si può dimostrare che a fronte di 100 "giornalisti" presenti, solo 5 hanno scritto qualcosa. Io, che di pazienza con gli zucconi e gli ignoranti ne ho sempre di meno, ricorro a metodi ancora più spicci, quando mi chiedono di organizzare qualcosa e invitare giornalisti: mi concentro sui contenuti dell'evento ed escludo il contorno. No pause caffè, buffet, pranzi e cene. Chi è davvero interessato, viene. Gli scrocconi restano a casa. Drastico, ma efficace. :-)
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Bel post Lizzy.Sulla base della mia esperienza (dalla parte di chi organizza eventi), posso dire che di solito il "merendero" lo si riconosce immediatamente: è sempre quello che fa il maggior numero di richieste in termini di benefit. Il giornalista serio non chiede così ostinatamente, diciamo che apprezza un certo trattamento ma che non da per scontato.

Spessissimo mi capita che a seguito di comunicati stampa inviati la risposta non sia relativa ad un interesse verso la notizia o l'evento quanto di proposta di vendita di pubblicità, segno che non rispondono più le redazioni ma le agenzie o le concessionarie di pubblicità. Io in genere faccio il contrario, prima pubblico, poi eventualmente chiedo se sia d'interesse una copertura nazionale per la promo dell'evento.

Sarei molto tentato da un lato di chiedere un riscontro in merito alla pubblicazione di articoli negli anni precedenti ma mi pare un po' eccessiva come cosa. Alla fine secondo me la cosa migliore è studiare a fondo questo mondo e cercare di conoscere il più possibile le persone, sia che poi scrivano o no, sapremo se vale la pena ci siano.

Fil.
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco
@Fil, questa è la tattica migliore. Conoscere le persone. Così sai su chi puoi contare e su chi no, se scriveranno e cosa (più o meno). Per questo è bene che a fare queste cose ci sia gente del settore: giornalisti del vino. Oppure produttori che hanno fatto esperienza diretta di chi invitano.
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Per completezza dell'informazione credo che sarebbe giusto precisare che chi dice "se tenete al vostro evento, affidatevi a dei professionisti.Della comunicazione.Del vino" é una persona che professionista della comunicazione lo é a 360 gradi. Consigli per gli acquisti?

aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterFranco Ziliani
Veramente cerco di fare al meglio l'informazione del vino, più che la comunicazione. Quanto all'essere professionista, non lo sono certo a 360 gradi.Per esempio, non so organizzare eventi, nè mi sono mai proposta per farlo. Altri colleghi giornalisti sanno farlo, anche di mestiere. Io no.Quanto al tenere uffici stampa, cosa volete, noi donne siamo così volubili... mi sto stancando anche di quello.Infine: questo è il mio blog. Sono a casa mia. Scrivo quello che voglio. Se intendessi propormi professionalmente lo direi a chiare lettere, senza tanti giri di parole.



aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Dico la mia? la buona regola è una sola, arriva un invito, un capocronista valuta se dentro c'è una notizia, se da quell'invito può uscire un titolo e manda un cronista che va a caccia di qualcosa che sia leggibile e che faccia "fermare" un lettore. Punto. I benefit sono stati aggiunti quando le notizie o non ci sono o non si sanno trovare. Per cui se mando qualcuno da qualche parte o torna con un titolo oppure la prossima volta sta a casa. Sua. Non in redazione. E sì, se qualcuno facesse un po' di rassegna stampa tanta gente inutile starebbe ad occupare le panchine del parco. Ad ogni modo, "not in my name": gli imbucati stiano altrove.
aprile 24, 2010 | Unregistered CommenterBeppe Giuliano
Beppe, non sono affatto d'accordo. Il capocronista può essere esperto e può essere benevolo ma può anche essere un vecchio sfibrato e cinico a cui non interessa la notizia, ma solo non avere rotture di scatole, o che non capisce niente, o per il quale sia notizia qualcosa che per altri non e' interessante. Per questo quando fai questo lavoro dopo essere stato "in macchina" sai che i giornali, soprattutto quelli di piu' ampia tiratura e dunque di un certo peso, sono fatti soprattutto dai collaboratori, che portano le notizie in redazione, e non perche' qualcuno mandato i collaboratori. Da un punto di vista del processo redazionale, dunque, per l'ufficio stampa, che le cose finiscano in pagina perche' al giornale c'e' stato un flusso top-down e' esattamente lo stesso che bottom-up: il risultato e' quello. Anzi, per dirla proprio tutta, la mia esperienza mi dice che le cose piu' belle sono quelle che sono nate in questo secondo modo, dunque diametralmente opposto a quello che tu proponi come regola, perche' chi ha fatto i pezzi li ha vissuti di piu' come cosa propria, fin dall'inizio.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterAlpe
Mah, Alpe, la mia esperienza mi porta a propendere più per quanto dice Beppe, sinceramente. O meglio: diciamo che le cose possono stare in entrambi i modi. Quando si tratta di vino, poi, e la testata è, poniamo, generalista come un quotidiano - quindi non parlo di Euposia e simili - se il caporedattore non è particolarmente interessato all'argomento la notizia non passa, a meno che non sia clamorosa. E nel mondo del vino non se ne trova una al giorno, di notizie-clamorose-in-eventi. Lo dico per esperienza personale: quando mi sono trovata un esperto in..Coca Cola al posto del precedente, appassionato di vino, il numero dei miei articoli sull'argomento in quella testata si è quasi azzerato. C'è poi da dire un'altra, dolorosa cosa: che anche quando nell'evento c'è la notizia- diciamo di taglia... piccola? facciamo media, va' - la testata è più...propensa a collaborare se c'è, diciamo, un certo interesse...interessato. Non so se mi spiego. E' per questo che la mia fiducia nelle rassegne stampa è in caduta libera (al punto che io, per esempio, ho smesso di farle): da troppi anni sono rassegne di...publiredazionali camuffati e firmati. Non dico al 100%, ma in discreta parte.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Esperienze personali, Lizzy. Io sono grato a Claudio Sabelli Fioretti perche' quando, 14 anni fa, io ne avevo 21, ci furono i test di Mururoa, dopo mia lunga insistenza, ebbe il coraggio di mandare in tipografia Cuore con in prima pagina un'idea mia, all'epoca collaboratore, piuttosto che quella frutto della gestione gerarchica della redazione, che non convinceva nessuno. Ho parlato di grandi tirature proprio per distinguere dalle riviste specializzate. Se pretendi di arrivare a un caporedattore Rai a Roma accomodati in fondo alla lista delle dodicimila persone che quotidianamente lo cercano, gli mandano fax, mail, inviti...
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterAlpe
Il problema a questo punto è vedere chi è in grado di comprendere, nello sterminato mare di eventi quotidiani, dove si celi la notizia.

Io sono felice che Beppe abbia deciso di prendere parte a #vuu. Detto con totale immodestia, credo che siano questi i luoghi dove si sta strutturando la nuova comunicazione. Notizie? Ci sarebbe da scrivere per anni dei singoli interventi, figuriamoci dell'evento che li stimola.

Alla fine secondo me c'è poco da girarci attorno, è sempre la sensibilità dell'editore o del caporedattore o del singolo giornalista che fa la differenza. Capire che in quel posto è il caso di andare e avere la VOGLIA di raccontarlo. Di che appassionare il lettore penso ci sia l'imbarazzo della scelta.

Fil.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco
Alberto, ognuno di noi ha trovato degli illuminati sul suo cammino professionale, credo. Io ho trovato, tra gli altri, un certo Piero Agostini, direttore all'epoca di Brescia Oggi. Il mio solo rimpianto è quello di averlo conosciuto e intervistato appena 15 giorni prima che lasciasse questa valle di lacrime. Ma stiamo divagando. Torno al punto: i giornalisti - o sedicenti tali - merenderi faranno anche bene al morale (e all'ego) dei clienti di chi organizza eventi, ma fanno malissimo alla categoria dei professionisti, perchè trasmettono un'immagine distorta del nostro lavoro. Perciò, smettetela d'invitarli. E torniamo ad occuparci del lettore e di ciò che vorrebbe leggere: a forza di lasciarci distrarre da altre sirene, abbiamo finito per perderlo per strada.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Sui fumi di un ottimo Zacapa 23 anni, aggiungo che mi appassiona enormemente il fatto di potermi confrontare con un professionista come Beppe a Genova. Ho la speranza che torni a casa con una storia da raccontare. Sono forse troppo romantico?

Fil.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco
@Fil, se a #Vuu parlate anche di vino, e non solo di web & nuova comunicazione, l'amico Beppe troverà quello che gli interessa. Il focus è sempre sul tag "vino", variamente declinato.La "notizia", appunto. E' vero che la sensibilità di un giornalista, o di un caporedattore, possono fare la differenza: ma sempre a partire da un minimo di "ciccia", di sostanza. La notizia dev'esserci insomma, e dev'essere coerente con il focus del media che ti interessa colpire. Sull'aria fritta si costruisce poco. Al max quale redazionale (rigorosamente non firmato).;-)



aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Fosse quello il problema.Guarda, partiamo dal progetto "Impatto Zero" da varietà interspecifiche resistenti di Mario Pojer per arrivare al QR Code raccontato da Lucia Barzanò de Il Mosnel. C'è veramente di tutto.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco
Ma poi, scusa, mai visto un importatore estero come Terry Hughes parlare degli aspetti pratici dell'importazione di vino negli USA intervallato da questioni relative all'etilometro, con racconti su Bindelli 2.0 e Qr Code? Perdonami se sembro eccessivamente ottimista ma è che a me queste cose mettono ancora i brividi.

Fil.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco
Faccio mea culpa perché a partecipare a questo genere di dibattiti pubblici, nel tipizzare comportamenti di singole persone - con un nome e cognome - si deve necessariamente generalizzare, nell'impossibilità di verificare se sia vero o no che Tizi* abbia rubato i mosaici degli studenti dalla mostra dell'assessore alla Cultura o che Cai* con le bottiglie taccheggiate in vent'anni alle degustazioni, rivendute all'enoteca di sua conoscenza si sia costruit* il box a Milano, per citare solo alcuni degli esempi più pittoreschi che quando fai questo lavoro in via esclusiva 365 giorni all'anno (366 negli anni bisestili), ti giungono all'orecchio.Ebbene, fare i nomi e cognomi non è ciò che voglio, e non solo petché a norma di codice penale non puoi dare impunemente della puttana ad una puttana, ma proprio perché non voglio partecipare all'orgia delle varie liste di proscrizione che pure girano in posta elettronica, in cui c'è di tutto e di più, per arrivare allo squallore assoluto delle insinuazioni più laide sulle abitudini sessuali, poiché il rischio è che chi le ha compilate abbia messo anche suoi avversari, gente che semplicemente gli sta sui basari, pur trattandosi di persone che di riffa o di raffa, scrivono.Aggiungo che ho la fortuna di non occuparmi esclusivamente di vino, uno degli ambienti più chiusi che conosca, e quindi forse mi è più facile di altri colleghi enoici avere notizie da dare.Puntualizzo solo che il caporedattore cinico e menefreghista a cui mi riferivo è un “esclusi i presenti”, trattandosi di un mio vecchio superiore all'Unità a Bologna, il cui rapporto con il vino si sostanziava in uno scaffale sotto chiave nel suo ufficio.Poi se vogliamo parlare di altro, di cose per me personalmente intollerabili, allora v’invito a riflettere ed a confrontarci non sui doppi ma sui tripli, quadrupli, sesquipedali incarichi che taluni assommano: tanto per dire che è sicuramente comodo fare l'ufficio stampa con un bello stipendio fisso di un altro lavoro domiciliato sul conto... A me non sembra molto leale, comunque, a questo mondo ho imparato che ognuno rende conto solo alla propria coscienza, ammesso di avercela, ed io con la mia non ho problemi - come immagino gli altri con la propria.@Filippo, l'editore non entra nella linea editoriale, per definizione. Se vogliamo parlare di QR mi va benissimo, parliamone, ma ti chiedo: è necessario che ne parli Lucia Barzanò?, o eventualmente si può fare anche a prescindere? Perché, nel qual caso, ti dico: parliamo pure di QR, ma perché non di Data Matrix?Al prossimo flame (se mi riesce).

aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterAlpe
@Alpe, scusa ma stai veramente andando off topic. Capisco che tu abbia parecchi sassolini nella scarpa da toglierti, ma non è questo il luogo per farlo. Io credo di aver capito a cosa ti riferisci perchè ti conosco, ma il resto del mondo no, quindi chiudiamo qui, non si può procedere per allusioni più o meno criptiche. Se qualcuno ha qualcos'altro di nuovo/originale da dire è il benvenuto, altrimenti passiamo ad altro.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
a dirla tutta c'è anche gente che millanta di essere esperti d'arte oppure di calcio pur di partecipare a talk show e similari a scrocco con buffet finale. In realtà so gli uffici stampa fanno spesso fatica ad avere qualche giornalista, o qualcosa che ci assomiglia, che partecipi ai loro eventi. Quindi, per non rimanere frustrati si devono accontentarsi di quello che passa il convento. Politici ed autorità varie invece non mancano mai, soprattutto quando c'è anche di mezzo una cena di gala. D'altra parte c'è anche gente che scrive senza nemmeno essere stato all'evento o averlo visto. Comprendo bene quindi il punto di vista degli uffici stampa che organizzano queste manifestazioni. Non dobbiamo infatti dimenticare che il successo di un evento, è la inevitabile legge dei numeri, si valuta anche dalla quantità delle persone partecipanti
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterNicola Corsavi
@Nicola, mi dispiace ma non sono d'accordo. Anche negli eventi è la legge della qualità che dovrebbe contare, non quella dei numeri. Se così fosse infatti, basterebbe aprire le porte dell'azienda, e mettersi agli angoli della strada a invitare i passanti. Il cliente vuole una folla oceanica che mangia a spese sue? e la folla avrà. Se la legge dei numeri ha la meglio è sempre e solo perchè, ripeto, ci si preoccupa di gratificare la vanità di chi ha voluto l'evento. I giornalisti non si muovono - e qui torniamo a punto di partenza - se nell'evento non c'è anche la notizia. E per notizia intendo qualcosa di "nuovo" e di pubblico interesse. L'ennesimo nuovo vino, l'ennnesimo premio, il restyling dell'etichetta o quello della cantina sono notizie da...20 righe al massimo. Che si possono costruire tranquillamente a cose fatte, sul comunicato stampa finale. Se infatti riguardano un'azienda della Sicilia, e se il giornalista invitato arriva da Bolzano, converrai con me che è po' difficile che si muova o che riesca a convincere il suo giornale che la trasferta vale la spesa...
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
@Nicola Corsavi: hai ragione, sono per lo meno due anni che dico ad associazioni di produttori che spendono decine di migliaia di euro per fare eventi a cui vanno duecento persone di dare a ciascun partecipante una degustazione ed un euro cash: nell'era della comunicazione reticolare, uno-a-uno, è un'operazione di comunicazione estrema ma coerente. Credo fermamente che chi avesse il coraggio di farla porterebbe a casa un successo enorme e sono sicuro che anche il "mainstream", alimentato dai canali uno-a-molti, avrebbe di che ricamarci sopra...La realtà, come dice il mio amico Carmelo Meli, presidente del Consorzio Tutela del Formaggio Ragusano DOP, è che "Non ci stanno i picci": una delle conseguenze della riforma della OCM vino, è che la UE non finanzia più le attività di promozione intracomunitarie. Tempi duri, per i merenderi e non solo! A meno che non vadano in Svizzera: essendo extra-UE sta diventando la Las Vegas delle presentazioni e delle degustazioni di prodotti UE...@Lizzy nessuna allusione, nessun sassolino. Le pagine di provincia dei giornali sono tenute in piedi da fior fiore di redditi fissi, tutte bravissime persone. :-)
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterAlpe
@Alpe, sull'ultimo assunto, d'accordissimo. Se chi scrive sulle pagine della provincia dei quotidiani campasse solo di quello, cioè fosse davvero e soltanto giornalista, avrebbe già smesso.Infatti, io ho smesso.:-)
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
Nicola sono d'accordo fino a un certo punto. E' indubbio che i numeri contino ma spesso è più questione di scelte. Prendi le degustazioni o i banchi d'assaggio, solitamente organizzate nel w-e per fare cassetta. Anche lì, uno può scegliere di fare un evento il lunedì o il martedì, e scremare moltissimo. Posso dirti, per esperienza, che a patto ovviamente che ci sia una certa frequenza di visitatori, l'azienda tiene molto di più al livello di questi che alla quantità. Meglio 1 contatto buono o 10 che non mi servono a nulla?

I contatti buoni comunque costano all'organizzazione ed è per questo che spesso non se ne vedono.

Fil.
aprile 25, 2010 | Unregistered CommenterFilippo Ronco

PostPost a New Comment

Enter your information below to add a new comment.

My response is on my own website »
Author Email (optional):
Author URL (optional):
Post:
 
Some HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>