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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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sabato
mag082010

Vocazione: cantiniere

Forse non tutti sanno chi era Adelino Lucchese.

Lavorava alla Cantina sociale "Valpolicella" di Negrar e un giorno commise una mancanza imperdonabile: si dimenticò di travasare una botte di Recioto della Valpolicella.
Quel travaso era necessario, perchè se la fermentazione del vino non veniva interrotta tutti gli zuccheri si sarebbero trasformati in alcol, e addio vino dolce.

Com'è, come non è, Lucchese si dimenticò di travasare una botte, e quando se ne accorse gli prese un mezzo accidente: chissà che razza di schifezza era diventato, quel vino.

Umilmente ne informò il suo capo, il direttore Gaetano Dall'Ora, e insieme si azzardarono ad assaggiare quel-che-era di quella botte.

E Dall'Ora si illuminò: anzichè un liquido imbevibile, quel Recioto dimenticato si era trasformato in un vino dal colore brillante, secco, potente.
Un amaro forte...no, un amarone!
"Stavolta te l'è propi indovinà!" disse al suo uomo.

Era il 1936. L'Amarone della Valpolicella nacque così, dicono: per sbaglio, fortuna, distrazione...
Non per calcolo preciso.

E, cosa che qui ci interessa, quello che oggi è uno dei vini più celebrati del mondo ebbe origine per merito di un cantiniere, ché tale era il sig.Lucchese.

Bene. Chi vuol essere cantiniere, oggi?

Se, come abbiamo visto, trovare un buon enologo è un'impresa sempre più difficile, quando la figura che interessa è quella del cantiniere, la mission diventa quasi impossible.

Perchè è un lavoro (ancor più) di sacrificio, pesante, difficile...Antico, dicono alcuni.
Un lavoro tanto oscuro quanto necessario, vitale.
Forse dell'enologo, con un po' di fortuna e di esperienza personale, si può anche fare a meno; ma del cantiniere assolutamente no.

In questi anni, giustamente, si è dato rilievo e spazio alla figura dell'enologo: sarebbe ora che si cominciasse a parlare anche di quella del cantiniere.
Per dire, per esempio, che ci sono tante aziende che ne avrebbero un maledetto bisogno, e non riescono a trovarlo.
O, anche, per stigmatizzare il fatto che al momento non esistono corsi specifici che abilitano a questa professione, nonostante una precisa proposta in merito di Assoenologi.

Per fortuna, qualcuno che si ricorda anche di questo ruolo c'è ancora: il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano da 9 anni porta avanti il premio "Cantiniere dell'Anno": il vincitore di quest'anno è Primo Marinelli, cantiniere dell'azienda Casale Daviddi di Montepulciano.

"Ha un'esperienza professionale nel settore di quasi vent'anni; conosce bene la realtà del Vino Nobile di Montepulciano avendo lavorato in passato anche in altre importanti aziende vinicole del territorio" è la motivazione che ha fatto scegliere Marinelli tra una rosa nutrita di altri cantinieri.

Esperienza, mestiere, e anche segreti professionali piccoli e grandi: anche di questo è fatta la figura del cantiniere.
Perchè è forse la persona che vive più tempo a contatto con il vino, imparando a interpretarne il comportamento, a conoscerne i tempi e a coglierne gli umori, nè più nè meno come se fosse un essere vivente.

Chissà. Forse è arrivato il momento di chiederci, davanti ad un bicchiere di buon vino, non solo chi è l'enologo che l'ha realizzato, ma anche chi è il cantiniere che l'ha assistito e accompagnato fino a noi.

Reader Comments (6)

Ecco! io preferisco un buon cantiniere ad un bravo enologo!Brava Lizzy come sempre un bel pezzo!Luca
maggio 9, 2010 | Unregistered CommenterLuca Ferraro
scusa, ma che trovare un buon enologo sia un'impresa difficile non credo proprio. Io ho una cartella strapiena di ottimi curricula. Semmai è il contrario, l'impresa è per il buon enologo trovare lavoro. Sul cantiniere invece concordo. E' la stupidità sociale, alimentata dai genitori, per la quale il lavoro manuale è degradante. Il percorso formativo è quello della scuola professionale, che dovrebbe preparare validi cantinieri DIPLOMATI, che ovviamente poi se vogliono possono proseguire gli studi ma sono già "pronti" o quasi (nessuno esce "finito" dala scuola)per questa mansione. Mi parrebbe un obiettivo molto più sennsato che vagheggiare un impossibile ritorno al passato con le scuole speciali a fini enologici che vorrebbe Assoenologi.
maggio 9, 2010 | Unregistered Commentermaurizio
@Maurizio, per la faccenda dell'enologo ti rimando ad un post precedente. Forse dalle tue parti succede, come dici tu, il contrario (è l'enologo che fa fatica a trovare una buona azienda per cui lavorare), perchè dalle mie non è così. Quanto alla proposta di Assoenologi, non so se equivalga ad un ritorno al passato, certo che eliminare o "licealizzare" le scuole enologiche dubito molto che porterà a qualcosa di buono: c'è, nel mestiere dell'enologo come in quello del cantiniere, un aspetto manuale, pratico, che nessun liceo, o nessuna ragioneria daranno mai. Eppure oggi chiunque esca da una scuola superiore, sia un informatico o perito aziendale, può iscriversi alla facoltà di enologia. Avremo così una pletora di laureati che il vino lo sanno fare solo in teoria. E la scarsità di cantinieri non fa che aggravare la situazione. Certo, anche questo può essere un modo per risolvere i problemi del mondo del vino italiano...quando ci sarà - letteralmente - meno vino, forse la smetteranno di dargli addosso.
maggio 9, 2010 | Unregistered CommenterLizzy
facendo i tirocini obbligatori e non durante e dopo gli studi di scienze agrarie aspirando alla professione di enologo ho lavorato sempre come cantiniere.un enologo deve poter fare in ogni caso anche il lavoro di cantiniere, di questo non si deve discutere.oggi, da vignaiolo che per definizione deve fare tutto in una persona sono ancora molto grato dei diversi trucchi di mestiere che ho imparato in quegli anni, da come svotare completamenti le gomme senza ompare nelle vasche dell'aria fino a fare travasi pulitissimi senza perdite o gestire più pompe allo stesso momento, ecc.per questo ritengo anch'io importantissima questa figura che in ogni caso sta sempre al buio.interessante dettaglio: la maggiorparte di queste persone conosciute sono totalmente disinteressate al vino, tanti del tutto astemi.
maggio 10, 2010 | Unregistered Commenterarmin
@Armin, questa devi spiegarmela: mi riesce difficile infatti pensare ad un bravo cantiniere...del tutto astemio, o disinteressato al vino. Quello del cantiniere è un lavoro difficile e anche duro: se non hai passione per la materia prima, come fai a svolgerlo?
maggio 10, 2010 | Unregistered CommenterLizzy

lizzy, scusa la risposta molto i ritardo.
buoni cantinieri ma astemi?
io almeno li ho conosciuti.
probabilmente perchè i loro obiettivi non ha da essere il buon vino finale ma gli obiettivi tecnici intermedi da me citati in precedenza.

credo poi anche che ci siano molti lavori più duri di quelli del cantiniere.

ciao
armin

giugno 30, 2010 | Unregistered Commenterarmin

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