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Perché VinoPigro?

Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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Palate Press presenta l'eBook sul primo anno di attività. Oltre 100 diversi autori da tutto il mondo hanno contribuito con più di 800 storie sul vino, dalle semplici recensioni alle complesse discussioni sulla scienza del vino. L'eBook "The Best of the Press" raccoglie le storie più apprezzate dai lettori nel primo anno attività.
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martedì
lug132010

Il Soave, le Cantine sociali e gli altri (seconda parte)

(...segue...)

Quello del prezzo insomma è un falso problema...
“Oggi il Soave sfuso costa più del Pinot grigio, perchè le cantine sociali hanno gestito la produzione. Sotto una certa soglia di prezzo noi non scendiamo; piuttosto declassiamo il prodotto, altrimenti sarebbe la fine per il territorio. Da dove vengono allora i cedimenti sul prezzo? Dagli imbottigliatori. I quali comprano dai vinificatori privati, non dalle cantine sociali. I vinificatori hanno comprato le uve dai viticoltori non soci delle cantine, pagandole la metà di quello che le cantine sociali riconoscono ai propri  soci: in questo modo si riesce ad avere un Soave che costa meno. Il Soave in mano alle cantine sociali - Monteforte, Soave, Colognola ai Colli - ha tenuto. Ma se lo lasciassimo andare, finirebbe sotto il livello di prezzo dello chardonnay (che oggi è ca. il 20% in meno del Soave), a tutto svantaggio anche delle  aziende private e con un livellamento verso il basso di tutto il sistema”.

Insomma, torniamo al punto di partenza: il vero problema dei privati è il canale distributivo
“Sì. Prima le aziende andavano dai ristoratori e scaricavano un cartone di bottiglie dopo l’altro. Ora non più. Il mercato dell’Horeca è calato del 40 per cento. Punto. Vogliamo prenderne atto? bene. Dove vendevano le aziende? nell’Horeca. Ci sono persone che non capiscono niente di vino: non ne capivano prima e non ne capiscono adesso. Prima però, se andavano al ristorante e volevano far colpo, prendevano una bottiglia - magari uno Champagne - che costava cara; oggi, pur avendo la stessa disponibilità di spesa, quando vanno al ristorante temono di fare la figura dei fessi se comprano la bottiglia costosa, quindi ne prendono una meno cara... e scoprono che è buona uguale, o quasi, e addirittura si vantano della scoperta, fanno i saputelli. Certo neo-pauperismo è una moda”.

Ammettiamolo: il sistema Soave è sempre stato condizionato dalla presenza delle cantine sociali. Quando le cose vanno bene, il merito è dei produttori, se vanno male è colpa di queste ultime...
“Il problema di questa visione è che impedisce ai produttori di crescere. E’ come in Trentino: quando il mercato tirava, erano tutti dei geni del commercio o del marketing. Bastava che sulla bottiglia ci fosse scritto Pinot grigio  e vendevi tutto. Ora che non è più così, il Pinot grigio è franato. Finché le cose andavano bene, in America si vendeva il Soave anche a 16 dollari e 99. Ora che la musica è cambiata, la gente ha cominciato a prendere quello da 12,99 dollari... e si è accorta che è buono. Le vendite in America stanno risalendo, adesso: pensi che torneranno a comprare il Soave a 16.99? No".

"Per questo sono sincero, quando dico che mi dispiace per le aziende private - conclude Trentini -  Il mio timore è che tante di esse finiscano per uscire dal mercato, mentre noi abbiamo bisogno di loro. Abbiamo bisogno dei produttori, tutti i territori vinicoli ne hanno bisogno, perchè sono dei portabandiera. I privati sono un patrimonio: andrebbero aiutati, perchè sono la punta di diamante di una denominazione. Ma è necessario che cambino la loro visione delle cose, se vogliono emergere. Oggi più mai occorre essere dinamici, non statici”.


Reader Comments (4)

Mi chiedo: come può una cantina che paga l'uva a 80 centesimi vendere una bottiglia allo stesso prezzo? E' una politica lungimirante per una cantina sociale vendere l'Amarone a 6 euro? E ancora come si può vendere più o meno il doppio del vino conferito dai soci? E infine se sono in aumento i produttori di alta qualità che abbandonano il Consorzio qualche problemino ci sarà pure o continuiamo a chiudere gli occhi?

agosto 10, 2010 | Unregistered CommenterBongi

Domande interessanti, peccato che non siano supportate da esempi concreti. Io, ad esempio, ho già visto bottiglie di Amarone a 9.99 euro - e già questo mi indigna - ma se ce ne sono ad un prezzo ancora inferiore, la cosa andrebbe riferita al Consorzio della Valpolicella, nel quale dovrebbe essere attivo un Osservatorio Prezzi.

agosto 10, 2010 | Unregistered CommenterLizzy

Vero hai ragione da vendere. Io parlo di una realtà di primaria importanza commerciale per cui l'Osservatorio prezzi se volesse non avrebbe alcuna difficoltà a controllare e verificare. E anche tutte le altre notizie sono tutte verificabilissime, compresa la fuoriuscita dal consorzio del Soave delle cantine avvenuta in giugno, mica anni fa. Capisco che sia dura per tutti investigare, curiosare e poi scrivere, ma qui se non cambia qualcosa tra non molto se ne vedranno delle belle e leggere interviste dove va tutto bene madama la merchesa, beh... stride un po'.

agosto 10, 2010 | Unregistered CommenterBongi

Anche tu hai ragione, infatti è un po' di tempo che sto pensando di buttar giù qualcosa su questa "fuga dal Consorzio" (del Soave) di tante illustri aziende. L'impressione però, a giudicare da alcune testimonianze esterne alle due parti in gioco (aziende da una parte, Consorzio e, se vuoi, Cantina di Soave dall'altra), è che le reali motivazioni di tale scelta non siano poi così nobili come vorrebbero far credere... E' chiaro che nel tanto decantato "sistema Soave" c'è qualcosa che non va: lo scopo di questi post è proprio quello di suscitare un dibattito franco, sereno e costruttivo, come si diceva una volta. A parlare insomma dovrebbero essere i protagonisti, e non mi pare che ne abbiano molta voglia. Scarsa dimestichezza con il web (come al solito)? ... Voglia di ferie?

agosto 10, 2010 | Unregistered CommenterLizzy

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