Cinque domande ai produttori di vino
agosto 13, 2010 at 10:40
Il mercato del vino internazionale sta dando segnali di ripresa. No, sì ma poco, forse domani, insomma, così e così, chissà.
Qualunque siano questi segnali, al momento appaiono piuttosto confusi e contraddittori, almeno quanto i pensieri e i comportamenti di molti imprenditori del settore.
"Azioni commerciali non sostenibili da parte della filiera".
La denuncia è di Andrea Sartori, oggi fresco past president dell'Unione Italiana Vini. Ecco il testo del suo ultimo intervento da presidente al 65° Congresso nazionale di Assoenologi, tenutosi a Merano.
"In questo periodo ho viaggiato molto, e a parte i minimalismi che contraddistinguono i consumatori, vedo un'azione commerciale da parte di molti imprenditori che non è assolutamente sostenibile dalla filiera. Non so se è la mancanza di cultura imprenditoriale che sta determinando queste scelte sbagliate, ma è chiaro che anche a livello di controlli deve essere dato un altro giro di vite. Mi spiace che chi paga di più sia il lato debole della filiera.
Viviamo ancora per certi versi l'effetto sbornia degli anni '90: un'enorme euforia ha spinto lo sforzo delle imprese verso la ricostruzione della qualità dopo il metanolo; nuovi attori si sono tuffati nel settore intravvedendovi grandi possibilità di guadagni, attratti dall'illusione che i consumatori 'guidati dalle guide' avrebbero premiato i vini griffati dal grande winemaker, sostenendo una spesa maggiore pur di bere a certi livelli.
Si è creata una sorta di cortocircuito pr cui il 'valore materiale' della bottiglia è andato smarrendosi, sostituito da una immaterialità su cui hanno costruito le proprie fortune soggetti terzi rispetto ai produttori. La crisi economica ha avuto il merito di rimettere al centro il valore vero del vino, spronando le imprese a giocare da protagoniste. Oggi bisogna recuperare il rapporto diretto con i consumatori, che vanno informati non solo sulle caratteristiche del vino, ma sul concetto più ampio di qualità globale d'impresa, marcando la differenza tra chi produce responsabilmente e chi no".
Poche parole, chiare e ben dette. Proviamo a enucleare i punti chiave, trasformandoli in altrettanti punti interrogativi:
1) è vero che le aziende si stanno riappropriando del loro ruolo di protagoniste del mondo del vino? e come?
2) in che modo stanno recuperando il rapporto diretto con i consumatori?
3) in che modo le aziende interpretano il concetto di qualità globale d'impresa?
4) in che modo pensano di poterlo trasmettere al consumatore?
5) cosa significa produrre responsabilmente?
A voi la parola.



Reader Comments (2)
Io credo che per le cantine avere un rapporto diretto con i consumatori significhi anche fare piazza pulita di tutti i presunti o reali intenditori, comunicatori, esperti, blogger, artefici di un conflitto di interessi tipicamente berlusconiano. Scrivono di vino sui blog, sulle riviste, sulle guide, si atteggiano a critici indipendenti e poi passano al setaccio i produttori in cerca di consulenze, uffici stampa e altro ancora, magari facendo pure concorrenza a quei colleghi che invece solo di comunicazione si interessano e non mescolano sacro con il profano.
Ecco fare pulizia e avvicinare produttori a consumatori io credo sia anche questo.
Sono d'accordo. Il problema però è che, nove volte su dieci, i produttori non riescono a distinguere tra il vero professionista e chi millanta credito. Non hanno gli strumenti culturali per farlo. Anche perchè in genere quest'ultimo riesce a "vendersi" molto bene.