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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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set202010

La Vigna Eccellente 

Si dice sempre che il vino di qualità nasce nel vigneto, ma alla fine riesce più facile valutare - e premiare - il vino piuttosto che il vigneto da cui nasce.

Bene fa pertanto il Comune di Isera a dedicare un riconoscimento non ad aziende produttrici, ma a coltivatori di uve: i titolari dei vigneti. "La Vigna Eccellente" è un premio giunto quest'anno alla sua decima edizione, e che vanta in giuria nomi tutt'altro che secondari del giornalismo enogastronomico; anche quest'anno erano presenti  alle premiazioni, tra gli altri, il gastronauta Davide Paolini, Paolo Massobrio, Carlo Cambi, Nereo Pederzolli. Sul lato tecnico-viticolo non potevano mancare il prof. Attilio Scienza dell'Università di Milano e Flavio Mattedi, tecnico dell'IASMA; la serata è stata coordinata dalla giornalista Aurora Endrici.

Evento nell'evento, la presentazione del filmato "Archévitis", per la regia dello stesso Nereo Pederzolli (e la consulenza scientifica di Scienza): prima parte della ricostruzione del (probabile) viaggio del marzemino dalla sua terra d'origine a quella attuale, Isera, in Trentino. Un percorso che comincia in  Georgia, alle origini della vite e della viticoltura, tra piante arrampicate sugli alberi come liane e vinificazioni nelle famose anfore interrate.

Venendo al premio, ecco chi sono i responsabili de "La Vigna Eccellente" 2010:

3° posto, Sergio Turella (vigneto posto a Isera e allevato a pergola doppia); 2° posto, Andrea Galvagni (per un vigneto a filare), 1° posto, Ester Baroni (vigneto posto a Nogaredo, allevato a pergola doppia).

Questi 3 vigneti, tra i 46 iscritti a concorso (per un totale di 177.779 mq), si sono distinti per equilibrio vegeto-produttivo, una conduzione agronomica a regola d'arte e ovviamente una produzione di uva marzemino di una qualità da manuale.

Dopo dieci anni di "vigne eccellenti", non è escluso che anche questo premio abbia raggiunto una certa maturità e che sia pronto per una nuova impostazione. Se ieri il vigneto era considerato principalmente come l'artefice del vino di qualità, oggi il suo ruolo si è caricato di nuovi significati e soprattutto nuove aspettative. Coltivare una vigna, soprattutto in certi ambienti, significa farsi custodi di un territorio, e non solo in senso antropologico, ma anche geologico, agricolo, ambientale. Significa, a detta del prof.Scienza, "esorcizzare con una espressione di gree economy, di ritorno al verde e alla natura, le molte paure dei nostri giorni".

Coltivare vigneti significa allora anche imparare ad avere rispetto di risorse che dobbiamo economizzare, perchè non sono infinite.

E le astronavi per la trasferta su altri mondi da colonizzare non sono ancora pronte.

 

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