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Perché VinoPigro?

Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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Palate Press presenta l'eBook sul primo anno di attività. Oltre 100 diversi autori da tutto il mondo hanno contribuito con più di 800 storie sul vino, dalle semplici recensioni alle complesse discussioni sulla scienza del vino. L'eBook "The Best of the Press" raccoglie le storie più apprezzate dai lettori nel primo anno attività.
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martedì
ott162012

Il Prosecco è un vino secco

Questo che segue è il racconto di un aneddoto realmente accaduto e raccontatomi - ancora con un'aria tra l'incredulo e il divertito -  da uno dei protagonisti, qualche giorno fa.

Il luogo: Ravenna. Personaggi: due agronomi e una barista.

Due amici, consulenti agronomi, al termine di una giornata di lavoro trascorsa tra vigne e cantine, sono ai saluti finali. Prima di accomiatarsi, uno dei due propone all'altro di andare a bere qualcosa insieme. L'altro accetta.

Entrano in un bar.

"Cosa prendi?" chiede il proponente all'amico "Mah, non so... fai tu". "Uno spumante va bene?" "Ok, dai".

"Signora - dice il primo alla barista - ci porterebbe due calici di spumante? cos'ha in carta vini?" La barista li guarda sorpresa: "Uno spumante?! Adesso? A quest'ora?". Sorpreso a sua volta, il mio amico insiste: "Sì, certo, uno spumante, perchè? Cosa c'è che non va?" La donna si mette a ridere. "Ma non si beve uno spumante adesso! Gli spumanti si bevono solo ai matrimoni! *" S'interrompe, fissa i due amici: "Vi dovete sposare, voi due??"

I due amici si mettono a ridere a loro volta: "No, no, certo che no!". "E allora, niente spumante. Scegliete qualcos'altro".

"E va bene - sospira il mio amico - Ci porti lei qualcosa..."

"Va bene un prosecco?" I due amici si guardano confusi, non sapendo se scoppiare a ridere o mandarla a quel paese definitivamente.

"Vada per il Prosecco..." si rassegna il mio amico. Tempo qualche minuto, e la barista versa il vino in due bicchieri. "Non male" commenta il mio amico. Prende la bottiglia in mano e legge l'etichetta: Trebbiano di Romagna. Vino frizzante.

"Scusi, signora - si rivolge ancora alla barista - Questo non è un Prosecco!"

"Come no! - protesta quella - Il prosecco non è un vino secco? e non è secco, quello che vi ho dato?!"

I due amici si guardano, sorridono e si stringono nelle spalle. Si era fatto tardi davvero, dovevano rientrare.

La lezione introduttiva al mondo del vino - versione 1.0 - era rimandata a data da destinarsi.

*richiesta di ulteriori dettagli, in seguito la barista spiegò che per lei gli spumanti sono "quei vini dolci con le bollicine" che solitamente si bevono ai matrimoni. Appunto.

p.s.: la morale della storia la lascio a chi sta leggendo.

Reader Comments (29)

Non c'e' proprio da stupirsi, cara Lizzy. In Italia basta dare un cacciavite in mano ad un ragazzo e questo si crede elettricista e va in giro a riparare televisori. La stessa cosa succede in politica, dove si candidano anche i ladri ad amministrare la cosa pubblica e spesso gli riesce. Ti meravigli che in un bar succedano queste cose? Episodi come questo, o varianti piu' o meno di questo episodio, ne capitano a migliaia ogni giorni non solo nei bar, ma anche nelle trattorie. A chi viene assunto per servire, specialmente nei piccoli esercizi, si chiede soltanto bella presenza e si e' obbligati a richiedere il libretto sanitario. Punto e basta. Quello che sta avvenendo invece nei grandi ristoranti e nei servizi anche piccoli ma gestiti con lungimiranza e professionalita' (cioe' con passione, non soltanto per far cassa), per fortuna che prende sempre piu' piede, ma non per richiesta delle Camere di Commercio, soltanto per volonta' dei privati. In queste aziende si valutano i diplomi, i corsi, la cultura generale, la conoscenza delle lingue, la cultura specifica nell'ambito del servizio prestato.
C'e' un altro aspetto, pero', che da donna forse dovresti considerare un po' di piu'. La cameriera era una bellezza mediterraneo con un sorriso da sogno, un bel balcone sotto la scollatura e un lato B da schianto? Perche' vedi, cara Lizzy, questo e' il segreto per riempire il bar di avventori. L'ignoranza in fatto di vino in quel caso forse era addirittura richiesta, se non imposta, al fine di attaccar bottone, di far scambiare quattro risate con la cameriera e magari far tornare gli esperti avventori anche una seconda volta, meglio ogni tanto, a farle scuola di vino. E a consumare. O no?

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Caro Mario, il mio amico apprezza le belle donne. E se quella lo fosse stata, ne avrebbe perdonato l'ignoranza galattica.
Evidentemente non lo era, o non lo era abbastanza da giustificare un tentativo di acculturazione...
Come dici tu, l'importante è star dietro il banco a mescere...qualsiasi cosa.
La sua morale comunque è stata: "Comunicazione del vino? ce n'è di lavoro da fare!!"

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

E' vero che di lavoro ce n'e' da fare parecchio, ma qualcuno deve pure cominciare. Per esempio, anziche' sorridere fra di loro e stringersi nelle spalle i due avrebbero potuto trovare mezzo minuto per suggerire alla cameriera di leggere le etichette dei vari prodotti prima di servirli, per evitare che altri avventori la prendessero a male parole di fronte ad una camomilla servita invece del the o a una limonata al posto di un'aranciata, iniziando così a farle capire che ogni vino ha un nome e quello va servito, non un altro. Se non glielo ha mai detto nessuno, quella era l'occasione per dirglielo e chissa', forse avrebbero anche fatto un favore a quella cameriera per il buon prosieguo del suo lavoro. Anche di fronte ad un'ignorante sarebbe stato sempre meglio cercare di darle qualcosa da pensare piuttosto che stringersi nelle spalle, sorridere e andarsene. Se nessuno incomincia a fare tutta questa massa di lavoro nella comunicazione del vino, delegandola quindi ad altri, anche le cose piu' elementari come in questo caso, come credi che riusciremo a farlo, questo gran lavoro?

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Non ero presente e quindi non potrei dire, ma... non so come mi sarei comportata io al loro posto, francamente! Quando ti trovi di fronte ad un caso così disperato, qualsiasi tentativo di dialogo diventa una mission impossible. Io solitamente salto su e dico la mia, cerco di rettificare, faccio presente, ecc... Con la miglior educazione possibile.
Risultato? mi tacciano di soffrire della sindrome della "maestrina dalla penna rossa". Ecco, può darsi che i 2 amici abbiano voluto evitare di fare la stessa figura.
E poi, diciamolo una volta per tutte: al giorno d'oggi l'ignoranza è una scelta. Se la signora non si preoccupa di avere un minimo di professionalità, leggendo quel che prende in mano, vuol dire che va bene così. Fino a quando, come dici tu, non ci sbatterà il naso... Ma non credo che gli affari del bar ne risentiranno, se perderanno qualche wine lover...

ottobre 16, 2012 | Registered CommenterLizzy

Lizzy carissima, questo "caso così disperato" e' uno delle centinaia che capitano tutti i giorni in migliaia di bar, trattorie, piccoli esercizi. Ce ne sono talmente tanti, di questi casi disperati, che e' sempre meglio iniziare ad affrontarli, con gentilezza, con simpatia, invogliando le persone ignoranti a capire qualcosa di piu' di quello che li circonda. Non e' una questione di fare la maestrina oppure no. Ricordo il prof. Dulbecco a Sanremo, una mente eccelsa di scienziato come lui ad un festival della canzone, che tirava fuori ogni tanto senz'alcuna prosopopea i principi scientifici piu' elementari, con la gente che stava con le orecchie ben aperte perche' parlava in modo da farsi capire anche dai piu' ignoranti. A milioni di persone ha fatto in quel momento un bene dell'anima, ha fatto forse di piu' che in tanti anni di ricerche scientifiche. Ha dimostrato che anche a quel livello di conoscenze si puo' e si deve mettersi al servizio degli altri, prenderli per la mano, insegnargli a leggere la A, la B, la C e poi a contare sulle dita, eccetera, iniziando con ciascuno degli ignoranti a fare il primo passo della "comunicazione". Nel vino e' la stessa cosa. Sono proprio gli esperti che devono dare l'esempio e invogliare gli altri a conoscere sempre di piu' questo bel prodotto della terra, del sole, del genio umano, che si fa da migliaia di anni perche' e' semplice e va semplicemente apprezzato e goduto.

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Eh, caro Mario, la fai facile tu! Mica tutti i pros della filiera del vino hanno il dono della comunicabilità... Non ce l'hanno gli insegnanti di professione, figurati se possono avercelo chi si occupa di barbatelle, barrique e mostimetri. Hai ragione, di occasioni per arricchire il prossimo - con discrezione, e senza dar l'impressione di star impartendo una non richiesta lezioncina su qualcosa - ce ne sono molte.
E' che il lavoro da fare è così tanto che rischi di scoraggiarti prima ancora di cominciare....

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Cavoli, mi vien sempre un pò da sorridere per sdrammatizzare una situazione davvero difficile da affrontare. Io ho lavorato qualche mese in Oltrepò Pavese e li, dove lo il Metodo Classico ha pure una gran bella storia, in tutti i bar ANCHE GLI STESSI PRODUTTORI!!!, propongono e bevono Prosecco; lamentandosi poi delle "politiche" agricole del posto. Io credo che moralmente è una presa di posizione inconcepibile. Per fortuna c'è ci è fuori dal coro, meglio pochi ma buoni che nessuno. Buona giornata!!

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMarco Riva

C'e' anche chi non si e' scoraggiato. Mi ricordo, ed ero appena un ragazzino, tutte le puntate in TV di Mario Soldati in cappa nera, seguitissime anche dai miei nonni, di una semplicita' incredibile ancora oggi, che hanno fatto cultura con i piu' semplici oltre ad aver fatto scuola fra i giornalisti, invogliando i primi a viaggiare nelle campagne ed a bere e mangiare sano e i secondi a scrivere finalmente di vino. I nostri decani che non ci sono piu', o meglio che stanno bevendo fiumi di quello buono lassu', dall'unico che riusci a farlo perfino dall'acqua...

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Sorvoliamo che servire Trebbiano quando con il cliente ho dichiarato che è Prosecco è reato ?

Art. 515 Codice Penale. Frode nell'esercizio del commercio.

Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624], per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065 (2).

Cosa che mi hanno rimarcato più e più volte al corso di somministrazione alimenti della regione ...

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMarco De Tomasi

@Marco, credo che un buon avvocato riuscirebbe a dimostrare che non c'era intenzione di dolo... ma solo superficialità. Altrimenti detta "faciloneria". Un comportamento sul quale si può essere indulgenti, ma che va comunque stigmatizzato. Come ho detto, l'ignoranza non è una virtù.

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Intanto però mi son dovuto pagare un'avvocato e magari mi sorge il dubbio che forse forse un minimo di infarinatura di mestiere la dovrei avere ...

ottobre 16, 2012 | Unregistered CommenterMarco De Tomasi

Bisogna ringraziare Marco De Tomasi per la sua benvenuta chicca, perche' molti di noi certamente non sapevano di quell'articolo e adesso lo sanno e nell'occasione possono difendere meglio i loro diritti di consumatori. Credo, pero', che anche Marco De Tomasi convenga sul fatto che il problema della comunicazione del vino non si risolvera' certo per via giudiziaria. Se questa fosse la strada migliore, domattina tutti i produttori iscriverebbero i loro figli alla facolta' di Legge per diventare avvocati o giudici e anziche' bere del buon vino (uno dei due esperti avventori ha detto "Non male..." ed e' per questo che si e' incuriosito ed ha verificato in etichetta) ci troveremmo piuttosto ad annegare nelle sentenze.

ottobre 17, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Dura lex, sed lex !
Ovvio che non centra nulla con la comunicazione del vino, ma è un aspetto che gli "operatori del settore" dovrebbero avere presente per non finire nei guai (ipotesi remota ma effettivamente verificatasi dalle mie parti).

ottobre 17, 2012 | Unregistered CommenterMarco De Tomasi

Da decenni i Consorzi dei prosciutti e formaggi affidano la sorveglianza della tutela del marchio sul punto vendita operando sostanzialmente da "mistery shoppers" (non ricordo se attarverso apposite agenzie o direttamente).
Le multe, come ricordato da De Tomasi, sono salate e non basta la mancanza di dolo per evitarle.
Ricordo di un mio cliente multato per aver venduto del prosciutto di San Daniele al posto del Parma.
Magari sarà un modo un po' brutale, ma credo più efficace di tutti gli articoli che uno possa leggere o corsi e seminari a cui possa partecipare.

ottobre 19, 2012 | Unregistered CommenterLorenzo Biscontin

Piu' che "un po' brutale, ma credo più efficace" e' senz'altro il modo migliore per delegare sempre agli altri la risoluzione dei nostri problemi. Nessuno sforzo da parte nostra, civile, sociale, didattico, tanto e' piu' facile invocare l'autorita' di spargere un bel mucchio di multe dappertutto. In attesa dei ceppi e infine della gogna o del cappio. Intasiamo pure il mondo di vie giudiziarie che comprendono tutto cio' che ci da' perfino fastidio pensare di fare il benche' minimo sforzo per educare, prima o poi saranno quelle stesse vie a toglierci pure il vino perche' non dimentichiamoci che pure l'alcool fa male e alla fine riusciranno a trattarlo come le sigarette. Ci stanno provando da sempre e un giro di vite alla volta spariscono sempre di piu' le bottiglie dalle tavole dei ristoranti, perche' ci sara' sempre un poliziotto in piu' ogni giorno di piu' a tenderci qualche trappola. Anzi, adesso ci sono delle agenzie di vigilantes all'uopo a sostituire perfino i vigili urbani. Altro che comunicazione del vino!

ottobre 19, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Ringrazio tutti per i loro contributi, ma se mi permettete vorrei riportare la discussione IN TOPIC.
E cioè ripartire dall'affermazione che il Prosecco è un vino secco. Noi consideriamo di gravità inaudita, oltre che sintomo di ignoranza abissale, questa frase,solo perchè pronunciata da persona che, a tutti gli effetti, è una addetta ai lavori: è incaricata di mescere ANCHE bevande alcoliche, QUINDI deve conoscerle, almeno a grandi linee.
In realtà, l'aneddoto è significativo anche di altro, persino più grave problema: la comunicazione che fin qui è stata fatta del Prosecco ha sbagliato bersaglio. Oppure ha sbagliato linguaggio. Ha dato per scontate cose che non lo sono. Oppure le ha dette in un linguaggio, o in modalità comunicative (o entrambi) che non erano quelle abituali del pubblico al quale pensava di rivolgersi. Risultato, il messaggio è arrivato distorto...
E adesso, da dove si può ripartire?

ottobre 21, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

"Noi consideriamo di gravità inaudita..." vedo che usi il plurale maiestatis, consentito ai re ed alle regine e la cosa mi piace molto perche' nessuno dubita che tu sia una gran bella regina in fatto di vino. Per il resto, non disturbo oltre, in quanto il mio intento e' gia' stato chiarito in tutte le salse: dobbiamo contribuire anche noi, nel nostro piccolo, a far capire a chi rimarra' comunque di ignoranza abissale che dall'ignoranza si puo' uscire con un minimo di buona volonta' e cioe' anche soltanto leggendo l'etichetta. Credo che di analfabeti totali non ce ne siano piu' in giro. In quanto al Prosecco vino secco, domando: ma il Dolcetto... e' dolce? L'Amarone cos'e', amaro? Il Durello cos'e', un leghista? E alla via così, cara Lizzy, so che tu sai quanti ce n'e' che lo pensano davvero. Hai postato una discussione sulla punta di un iceberg. Bacino sulla fronte. Vinisfera.pl pubblichera' entro la fine del mese l'articolo per cui Gambellara ti ha premiato, da me tradotto in polacco. Chissa', magari lo ha fatto Gambelli....

ottobre 21, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Caro Mario, troppo buono! regina io? magari! No, purtroppo appartengo sì a una famiglia nobile (per parte di madre), ma ad un ramo cadetto, quindi non posso rivendicare nessun titolo. Nemmeno nel mondo del vino, temo, non essendo nè sommelier nè altro, anche se ho seguito molti corsi di approfondimento (tra cui uno di analisi sensoriale, questo sì con tanto di certificato) e seguo regolarmente gli aggiornamenti tecnici di enologi e agronomi. Hai ragione, dovremmo tutti noi educare un po' di più, sempre e comunque...ma se uno/a non sa leggere, che dici? Chi ti ha promosso alle elementari??
Quanto all'analfabetismo, purtroppo devo darti torto: le persone che hanno problemi a leggere e a scrivere sono tornate ad aumentare. Ma, diversamente che in passato, come ripeto, oggi chiunque dispone di tutti i mezzi che vuole per uscire dall'analfabetismo: l'ignoranza non è più una disgrazia, è una libera scelta. Nessuno ti obbliga a guardare la Tv alla sera, puoi sempre iscriverti a qualche corso serale. O prendere in mano un libro.
Il Durello? sì, è un leghista. E la Bonarda è... quello che vuoi!
:-D

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Guarda, Lizzy, facciamo così: manda uno dei tuoi due amici nello stesso bar e digli di chiedere, alla stessa cameriera, la Passerina. Secondo te, gli dara' un ceffone? Sull'analfabetismo concordo, e' in aumento soprattutto perche' ne abbiamo un altro concetto (cioe' non basta saper leggere, anche balbettando) e poi per via della caterva di immigrati africani, condotti qui dal famoso Nero d'Avola. Qualcuno avra' reagito con lo Schioppettino, altri misericordiosi con Lacrima Christi, mentre io sono ancora Verdicchio dalla bile per come si comportano in proposito i parlamentari. Li prenderei tutti a Cannonau e Buttafuoco, facendogli una Controguerra, perche' lì e' tutto un Villamagna, tutto un Cacc'e mmitte, dove nell'ignoranza imperante un qualsiasi Savuto che sappia parlare riesce a fare perfino il Galluccio. Ma che vadano tutti all'Inferno!

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Vedo che tutti si sono fermati sulla figura della barista.. ma se fossi produttore di Prosecco mi preoccuperei di più del fatto che una volta degustato (convinto che fossse Prosecco) non dice .. "ma questo non è Prosecco!" anzi afferma "Non male" . Prende la bottiglia in mano e legge l'etichetta per vedere chi è il produttore di questo "buon Prosecco" e solo allora si accorge che è un altra tipologia di vino che non ha nulla a che vedere con il Prosecco.
Non c'è da meditare...

Emanuele Tosi

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterEmanuele Tosi

Hai ragione anche tu, Emanuele. Ma, hai considerato l'effetto "suggestione"? Uno dice che ti da' un Prosecco, e ti versa nel bicchiere un vino bianco, con le bollicine, probabilmente un po' "morbido" (ovvero: con un residuo zuccherino un po' alto)... tu cosa penseresti, che ti sta ingannando? Scommetto che ci saremmo cascati in tanti...

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Io no, non ci sarei cascato. Se tu sapessi quanti ne bevo (non degusto, bevo...) di Sekt della Germania orientale o della Cechia, quanti Cava, quanti Igristoje e quanti frizzantini romagnoli, tutti a basso prezzo, bevo, oltre ai Prosecco che devo valutare per gli importatori polacchi, troncheresti ogni relazione con me, ubriacone piuttosto che commentatore...
Il Prosecco e' inconfondibile. Come il Durello. Sono vini che quando li bevi ti senti immediatamente in Veneto. Se il Veneto non te lo senti intorno, se non ti vedi lì da qualche parte in qualche paesino, in qualche trattoria, in qualche circolo, fra le stradine dei borghi, stai bevendo qualcos'altro, cento volte su cento, senz'ombra di dubbio.
Tu lo sai perfettamente, volpona che non sei altro (a me lo vieni a dire che non sei ne' questo, ne' quello, eccetera? maddai!) , che le uve di Glera basterebbero da sole a identificare quel vino da tutti gli altri. Le correggono, a seconda delle annate se sono fresche o piovose oppure afose e tropicali, oppure secche come un chiodo, con piccoli apporti di altre uve locali (Verdiso, Perera, Bianchetta e Prosecco Lungo) soltanto per mantenere quel profumo lì, quel sapore lì, quella personalita' indiscutibile lì. Questi sì che sono i cosiddetti vitigni migliorativi, quelli dosati con l'ingegno dal vignaiolo e dal cantiniere e comunque in dosi da farmacista per continuare ogni anno ad ottenere un prodotto inconfondibile. Ti diro' che io preferisco il brut, ma in Polonia tutti, e dico tutti, preferiscono l'extra dry, con un residuo zuccherino leggermente maggiore. E non gli do' torto. E' un vino da pasto, va abbinato alle ricette, va ad accompagnare delle pietanze di cucine ben diverse, non mi sognerei mai di berne in Campania, in Puglia o in Sicilia perche' non c'e' nessuna pietanza, laggiu' che gli si accompagnerebbe idealmente, neanche nessuna pizza. E la cucina polacca e' un po' diversa da quella veneta. Voi gli Asburgo li avete avuti soltanto per un secolo. Il successo che il Prosecco ha nel mondo, che lo portera' a fare tre o quattro centinaia di milioni di bottiglie fra qualche anno e a superare lo Champagne in quantita', io lo vedo benissimo. Inonderei il mondo del Prosecco veneto. Non mi interessa nemmeno se dev'essere soltanto di estrema qualita', mi basta anche quello da caraffa, purche' sia sincero e buono, tanto questo vino mi deve solo permettere, come ha sempre fatto negli ultimi vent'anni, di poter guidare di notte l'auto fino a Vienna anche dopo averne bevuto due litri alla pizzeria Allo Straniero di Latisana, con tutta la famiglia a bordo. Non capita con nessun altro vino, te lo assicuro. Con lo Champagne mi dovrei fermare a dormire a Camporosso, sempre che ci possa arrivare. E ti assicuro che la macchina va da sola, senza esagerare, senza strafare, tanto conosce la strada, e se potesse, anziche' benzina berrebbe Prosecco anche lei.

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

Porta pazienza, Mario, ma non ho una grande esperienza di Prosecco, diversamente da altre tipologie più o meno spumeggianti.
Quindi sì, forse io ci sarei cascata - anche perchè, a fine giornata, chiacchierando d'altro, in quasi relax, a tutto avrei pensato tranne che a vivisezionare quel che avevo nel bicchiere...
E visto che tu berresti solo Prosecco, e io solo Champagne (e non per snobismo), facciamo così: scambiamoci le bottiglie! così saremo contenti tutti e due, e anche i produttori, i cui vini andranno alla persona che li sa apprezzare di più...

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

No, Lizzy. Tienti tutti gli Champagne che vuoi. Ci perderei a darti i Prosecco che mi piacciono tanto e che sono rari in Polonia (e quando li trovi e'meglio farne scorta), mentre di Champagne ce n'e' una vera inflazione. Vedi, cara, nella bottiglia c'e' anche il vino, ma c'e' soprattutto il sogno. Vuoi mettere le tue montagne, le tue colline, le tue trattorie, i tuoi paesini e quelle lande perfettissimamente coltivate della Champagne ma in mezzo alla nebbia, senz'arte ne' parte escluso che per fare il vino? Un altro mondo, un altro pianeta. Non me ne frega niente se adesso tutto il Web mi dara' addosso, ma lo confesso senz'alcuna remora. Una bottiglia di Champagne e mi metto a piangere, ciucco, come mia madre puo' testinoniare. Anche il piu' osannato, il piu' osannato, il piu' caro. Lo so che e' l'ottava meraviglia del mondo, lo scrivo spesso. Ma di Prosecco ne bevo quanto ne voglio, no, non esagero, ma va giu' che e' un piacere e non da' alla testa, ma alle gambe, se e' bevuto in quantita' sconsigliabili, come la vodka di puro grano. Ti lascia lucido, non ti inebria. E nel caso di una ciocca, a me fa ridere, mentre lo Champagne fa piangere: questo ha notato mia madre, classe 1928, cioe' mica una scemetta qualsiasi. Tienti il tuo Champagne che a me va bene il Prosecco. Ti ricordi Giorgio Gaber?

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

No, non ricordo Gaber in questa occasione, ma va bene così. Per te il Prosecco è un'esperienza, e come tale irripetibile, individuale, personale.
Per me è altro.
Abbiamo ragione tutti e due.

ottobre 22, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

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