Unirsi si può: la Charta del Lago di Caldaro

Per quanto il settore vitivinicolo sia uno dei più ferocemente individualisti con cui si possa avere a che fare,  in giro non mancano gli esempi riusciti di unione delle forze per il perseguimento di un obiettivo o di benefici comuni. Qui se ne trova uno, e qui ne abbiamo un altro.

Oggi parliamo di un'altra aggregazione di produttori: quelli del Lago di Caldaro, che si sono dati la mission quasi impossible di rilanciare nel favore dei consumatori (di wine critics e opinion leaders si può anche fare a meno, quando le vendite tirano) un'uva negletta e bistrattata, che da' vita all'omonimo vino, il cui nomen è in se stesso un omen: la Schiava.

La notizia potrebbe dare il la all'ennesima riflessione sul nuovo ruolo dei Consorzi di Tutela: esautorati dai loro compiti tecnici di controllo dalle nuove regole dell'OCM vino, potrebbero ritrovare una loro ragione d'essere nel promuovere il territorio e aggiornare professionalmente i loro soci. Peccato che, allo stato attuale, i Consorzi di Tutela che dispongono delle competenze tecniche e professionali per assolvere a questi compiti si contino sulle dita di una sola mano (forse). In tutta Italia.

E intanto il mondo, la' fuori, va avanti. Dai produttori ci si aspettano vini dalle caratteristiche ben precise, mentre ogni anno che passa si alza di qualche centimetro l'asticella della qualità richiesta.

Poichè lo stimolo per rispondere a queste esigenze, come abbiamo appena detto, non può venire dall'alto dei moribondi Consorzi, la palla torna nel campo dei produttori. L'iniziativa deve partire dal basso, chi fa deve riappropriarsi anche della comunicazione del suo fare.

Così 19 produttori di Caldaro hanno sottoscritto la “Charta del Lago di Caldaro”, un disciplinare che già dalla vendemmia 2010 garantisce la qualità del vino prodotto da uve Schiava, rispondente a particolari e severi criteri di produzione.

I vini con la denominazione “Selection Kalterersee D.O.C.” saranno in commercio dal prossimo maggio (memorizzate il sigillo), dopo che avranno superato l'esame di una apposita commissione. Come detto, il disciplinare si compone di regole che gli stessi produttori hanno voluto darsi, pur all'interno della Doc, nell'intento di garantire al consumatore una selezione di qualità superiore. Il vino “Selection Kalterersee Doc” è prodotto solo con i migliori vigneti che circondano il lago coltivati fino a 450 metri di altitudine; la vendemmia è manuale e selettiva con una resa del 10% in meno rispetto a quella prevista dal disciplinare.Degli oltre 260 ettari del Comune di Caldaro coltivati a schiava, soltanto un centinaio di questi  risponde ai criteri di selezione del disciplinare.

Negli anni ’90, gli ettari iscritti al Lago di Caldaro erano 1.290: nel 2008 erano già la metà.  E' anche per questo motivo che i produttori di Caldaro hanno voluto valorizzare le loro produzioni, stabilendo un disciplinare di qualità. Non più, quindi una Schiava anonima, ma un vino con maggiore personalità: più moderno, piacevole, fruttato.

Vinino sì, dunque, ché la Schiava rientra a pieno titolo in questa categoria... ma con la massima dignità.