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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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mercoledì
gen042012

La storia infinita delle commissioni di degustazione

Ci sono poche cose che provocano un subitaneo attacco di orticaria in un produttore di vino. Una di queste sono le commissioni di degustazione delle Camere di Commercio.

Composte da tecnici ed esperti degustatori iscritti negli appositi albi , queste commissioni hanno il compito (e la responsabilità) di stabilire se un vino può fregiarsi della Doc (oppure no), ovviamente prima che venga messo in commercio. Nulla da obiettare, in teoria; nella pratica, non si contano i casi di incavolatura - per usare un eufemismo - dei produttori nei confronti di certi responsi. Casi che, in qualche situazione, hanno sortito effetti collaterali devastanti per la denominazione stessa.

In Veneto, con la pubblicazione del D.M. 11/11/2011 veniva completata l'emanazione dei decreti applicativi previsti dal D.Lgs 61/2010 (relativo alla tutela delle Doc e delle Igt); a partire dal 1 gennaio 2012, enti come Valoritalia e Siquria oltre all'attività di certificazione, controllo e vigilanza sulle produzioni e all'eventuale distribuzione dei contrassegni di Stato - le famose fascette - avrebbero dovuto gestire anche il procedimento di analisi chimico fisica e organolettica dei vini a D.O. (compreso il servizio di prelevamento dei campioni), nonchè l'Elenco dei Tecnici e degli Esperti degustatori presso la Regione.

Tutti compiti che fino ad oggi erano di pertinenza delle Camere di Commercio, e che con il nuovo anno non dovrebbero più esserlo.

Credevate che si riuscisse a rispettare la scadenza? Ovviamente no. 

Puntuale come le tasse (vecchie e nuove), ecco giungere notizia della proroga: "La Giunta veneta ha prorogato fino a tutto giugno 2012 il funzionamento delle Commissioni di degustazione dei vini a Denominazione d'Origine - recita il comunicato stampa ufficiale piovuto quest'oggi in casella di posta elettronica -individuando per ciascuna i presidenti ed i relativi segretari nonchè i rispettivi supplenti e formulando gli elenchi dei degustatori abilitati ad operare. “Il provvedimento – ha sottolineato l'assessore all'agricoltura Franco Manzato – consente di assicurare la piena funzionalità delle Commissioni stesse dopo il decreto ministeriale che ha stabilito le nuove linee guida per la nomina, la composizione ed il funzionamento di questi organismi, provvedimento emanato nel novembre scorso, ma pubblicato il 20 dicembre”. La costituzione delle commissioni, la nomina dei presidenti e relativi sostituti e dei segretari e relativi sostituti era di competenza del Ministro delle politiche agricole, mentre spettava alle singole Camere di commercio farsi carico dell’operatività delle stesse e della tenuta degli elenchi dei degustatori. Con il decreto ministeriale di novembre, è stato stabilito che la costituzione delle Commissioni sia effettuata dalle Regioni, che devono anche istituire l’”Elenco dei tecnici degustatori” e l’”Elenco degli esperti degustatori.

Dall'1 gennaio i vini devono inoltre essere sottoposti alle procedure gestite dalle strutture incaricate dei controlli. Queste ultime hanno segnalato l’urgenza di poter operare già a partire dai primi giorni di questo mese, per far fronte alle costanti richieste di certificazione che pervengono degli operatori vinicoli. 

“Di qui il provvedimento della Giunta – ha spiegato Manzato – considerato che non c'erano i tempi necessari per individuare e definire i criteri e le modalità sia per la costituzione e gestione delle Commissioni di degustazione, sia per l’aggiornamento degli elenchi dei degustatori, senza pregiudicare l’attività di certificazione”.

In sintesi estrema, la spiacevole verità: le degustazioni continueranno a essere fatte dalle solite commissioni delle CCIAA. Le quali sono sì composte da bravissime persone, tecnici (enologi e assaggiatori) volonterosi, ma troppe volte assuefatti e appiattiti su una routine che portano avanti da anni, senza più stimoli, voglia di aggiornarsi, di capire che non solo cambiano i gusti, ma anche i vini e, persino la conoscenza dei loro territori. 

Infatti, più questi ultimi vengono studiati e conosciuti, più cresce la sensibilità dei produttori nei confronti delle loro uve: di come queste ultime riescano ad esprimere i suoli e le annate, e di come tali diversità vadano rispettate. Per quanto rigidi, non mi pare che i disciplinari di produzione arrivino a stabilire quali e quanti debbano essere i punti-colore di un Chianti o di un Soave, o il dettaglio di profumi di un Aglianico. Eppure, quante volte un vino fedele al territorio d'origine è stato messo rivedibile solo perchè non corrispondeva alle caratteristiche organolettiche (ascrivibili ad un vecchio modo di intendere e fare enologia) cui i membri della commissione erano abituati per lunga consuetudine?

Il passaggio delle consegne della gestione delle commissioni d'assaggio dalle CCIAA agli enti certificatori avrebbe potuto (dovuto?) segnare anche una svolta nella cultura e nei requisiti richiesti agli assaggiatori stessi: un ricambio (anche solo generazionale) che si è fatto ormai necessario, non semplicemente auspicabile.

Invece, tutto resterà come prima. Almeno fino a giugno 2012. 

 

 

 

Reader Comments (11)

Non a caso il Colfóndo ha problemi con la CCIAA

gennaio 7, 2012 | Unregistered CommenterLuca ferraro

Quando ho ricevuto le bottiglie del teroldego "Foradori" con la scritta RIVEDIBILE mi son fatto quattro risate....
Non ho mai comprato vino perchè DOC o DOCG tanto meno ora!

gennaio 9, 2012 | Unregistered Commenterroberto stocco

Credo che chi è chiamato a dare un giudizio, quindi a giudicare, sia per definizione un giudice.
Un giudice dovrebbe essere “addestrato” a dare un giudizio applicando le regole.
Le regole dovrebbero dettarle i disciplinari i quali spesso non sono in grado di definire in modo inequivocabile quali siano i parametri entro i quali un vino può essere ritenuto o meno idoneo, tantomeno sono in grado di seguire l’evoluzione delle doc che rappresentano.
In questo modo il giudizio di idoneità dovrebbe basarsi solamente sul fatto che il vino presenti difetti evidenti o meno. Un vino può essere un prodotto eccezionale ma non automaticamente conforme a una doc. Se è vero che a volte vengono respinti campioni in realtà conformi e altrettanto vero che a volte ci si trovi davanti ad un vino e ci si domandi come abbia fatto a passare l’esame della commissione.. o no?
Vedo che si continua a dire che la comissione deve essere composta da persone facenti parte di un “Elenco dei tecnici degustatori” e l’”Elenco degli esperti degustatori” e mi sfugge cosa significhi per una persona essere “un tecnico degustatore” o “un esperto degustatore”.
Chi è che stabilisce che un vino è fedele al territorio di origine … il libero arbitrio o un disciplinare?
Perchè è vero che un territorio esprime il suo vino ma è anche vero che la storia di quel territorio lo fanno le persone con le loro scelte viticole, enologiche e non ultimo tecnologiche e che il concetto di territorio e di qualità evolve nel tempo.
Allora che sia una doc che detta le regole (non importa che siano nel disciplinare ma che siano condivise) e che ci si faccia carico di mantenere addestrati i giudici chiamati a dare un “giudizio vero”

gennaio 11, 2012 | Unregistered CommenterEmanuele Tosi

@Emanuele, grazie per essere intervenuto. E per aver messo in evidenza alcuni aspetti del problema. Diciamo che si tratta di una difficile quadratura del cerchio: da un lato è necessario darsi delle regole (altrimenti è una giungla, che peraltro già si verifica in categorie come gli Igt o i vini da tavola), dall'altro è importante che non siano nè troppo rigide e stringenti, nè troppo blande e lasche. Mission impossible! Una soluzione ci sarebbe: fermi restando certi parametri qualititativi (che vanno dall'assenza di difetti, alla difesa dei vitigni originari di un vino: d'accordo l'evoluzione dei gusti e dei mercati, ma un Valpolicella non potrebbe mai, ipotizziamo, prevedere un 50% di syrah, cabernet, teroldego o altre uve non locali, e pretendere di chiamrsi ancora "Valpolicella"), bisognerebbe poter aggiornare legittimamente i disciplinari ogni tot anni, con procedure snelle e rapide: altrimenti ci si ritrova con disciplinari già vecchi e superati, prima ancora che entrino in vigore.
Ciò premesso, resta il problema delle commissioni di degustazione: non so in base a quali criteri formino questi benedetti elenchi di assaggiatori. So che basta un diplomino ONAV per farne parte, dopodichè lo resti a vita, o fino a quando non ti stanchi. L'importanza del rimanere aggiornati professionalmente è demandata alla buona volontà dei singoli.
Con le conseguenze che sappiamo.

gennaio 14, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Cara Lizzy
X Mas non poteva leggere e restare indifferente al tuo scritto.Posso comprendere che il vecchio sia tutto da buttare e che solo nel futuro ci sia verità e giustizia,ma non condividere.Siamo tecnici che hanno fatto dell'enologia veronese un gioiello enologico a livello mondiale ,tecnici che hanno STUDIATO-LAVORATO-CREATO senza mai assuefarsi e appiattirsi nel loro lavoro giornaliero,portando nelle commissioni tutto il loro bagaglio culturale.
Tecnici che per il loro lavoro degustano giorno dopo giorno vini che si sono evoluti nel gusto ,nella tecnica agronomica ed enologica e con una grande conoscenza del territorio di produzione.Mai un vino fedele al territorio viene e verrà bocciato ,ma l'infedeltà enologica sarò sempre costantemente combattuta.Non siamo arroccati a vecchi modi di fare enologia e tantomeno assuefatti e consuetudinari.
Purtoppo ci dipingi come vecchi e di poca cultura ma non credo che il tanto tuo auspicato cambio generazionale sia la panacea per risolvere tutto.
Risolvere poi cosa?
Chiamati a giudicare un vino a noi viene richiesto di verificare solo se quel vino ha i requisiti minimi da disciplinare e per questo utilizziamo tre caselle : VISTA-OLFATTO-GUSTO
indicando il giudizio con un semplice e sterile IDONEO o NON IDONEO.
Mai nella mia lunga militanza da componente commissioni d'assagio ho valutato un vino come fosse un concorso per accaparrarsi i 3 Bicchieri , ma neanche lo ho valutato con leggerezza e assuefazione.
Noi tecnici sappiamo benissimo ,anche sei i disciplinari non lo prevedono,che punto colore deve avere un'Amarone,un Bardolino,un Valpolicella o un Chiaretto , così come i loro descrittori e altrettanto bene sappiamo identificare componenti estranei nei nobili vini veronesi(cosa non molto rara).
Forse le nuove commissioni gestite da nuovi enti saranno composte da assaggiatori certamente più acculturati e preparati , ma non credere che il vecchio sia solo VECCHIO.
Con affetto e stima
X Mas

gennaio 19, 2012 | Unregistered CommenterX Mas

Cara X Mas, alla fine sei venuto a galla, eh??! Grazie per essere intervenuto, a parte gli scherzi. Lungi da me l'affermare che tutto il "vecchio" sia per definizione superato e da buttare: gli enologi formatisi in scuole come quelle di Conegliano o San Michele all'Adige o Alba (per limitarsi al Nord) hanno fatto la storia e la fortuna del mondo del vino italiano di oggi. E lungi da me l'affermare che tutti i componenti delle commissioni d'assaggio delle CCIAA sono persone di poca cultura o scarsa apertura mentale: ma, perdonami, non sono tutti come te. Non tutti hanno ancora la voglia di tenersi aggiornati, non tutti sono ancora attivi nel mondo della produzione (ne conosco, di pensionati...!), non tutti viaggiano con la frequenza con cui viaggi tu, o assaggiano vini da tutto il mondo. E' evidente che non è così, ferma restando la buona fede di chicchessia, perchè altrimenti non succederebbero certi, diciamo, inconvenienti. Un Lugana non faticherebbe a passare l'esame della commissione solo perchè non lo riconoscono come tale (la sua colpa? aver usato pochi solfiti aggiunti. Una scelta tecnologica che, evidentemente, ha avuto un discreto impatto a livello sensoriale, ferma restando la regolarità di tutti gli altri requisiti del disciplinare). Oppure, come dice poco più sopra l'amico Luca, il suo Prosecco Colfondo non faticherebbe tanto, ogni volta, ad essere riconosciuto come "Prosecco". E torno a citare l'esperienza di Giampaolo Paglia con il suo Morellino, che si è visto etichettare come "rivedibile" un vino appartenente ad una massa che era già stata giudicata e approvata per 3 volte di seguito da commissioni d'assaggio della stessa CCIAA... Non so se le commissioni gestite dagli enti certificatori saranno migliori (o peggiori) delle attuali: personalmente, non mi aspetto cambiamenti di sorta. Se i suonatori restano gli stessi, è evidente che non sarà la musica a cambiare, ma solo il direttore d'orchestra, cioè l'ente responsabile delle commissioni stesse. Come sai, ho fatto e superato il primo corso per diventare giudice di panel di analisi sensoriale, gestito dall'UIV, e sto aspettando di fare il secondo. L'intento di questi corsi è proprio quello di preparare assaggiatori specializzati nei vini di territorio: chi li supera, a meno di essere già un enologo, non potrà mai,in ogni caso, sostituire l'esperienza di un enologo di lungo corso. Ma potrà affiancarla, e se serve, metterne in discussione i criteri di valutazione.
Con (altrettanto) immutata stima e affetto...

P.s.: per chi ci legge, una precisazione doverosa: la persona dietro il nickname X Mas è un mio caro amico e maestro da vent'anni, conosciuto quando mi affacciavo al settore del vino e della critica enologica, e consulente enologo piuttosto conosciuto (nonché premiato) in una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Ma siccome odia - giustamente - le fanfare e i riflettori di certo rutilante mondo del vino, è difficilissimo da stanare... a meno di usare una bomba di profondità! (come questa)
:-P

gennaio 19, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

<<Siamo tecnici che hanno fatto dell'enologia veronese un gioiello enologico a livello mondiale >>
Ma smettiamola di autoreferenziarsi...
Diciamo quanti quintali producono i nostri vigneti veneti DOC e poi parliamo di qualità.
Le commissioni ?
Una volta i controlli delle DOC erano gestite dai Consorzi tutela DOC ( il controllato che controllava il controllore ) ora sono gestite da fantomatici Enti di certificazione.
Tosi scrivi chiaro e tutto tondo chi sono i proprietari degli Enti di certificazione delle DOC.
Oppure è più semplice dire <<che il nostro vino è sempre il più bello....? >>
Queste cose te le dicono ai corsi UIV ?

gennaio 26, 2012 | Unregistered Commenterio

Ho forse scritto da qualche parte che "il nostro vino è sempre il più bello..."? Sono la prima a suggerire ai produttori - tutti i produttori, ma soprattutto a quelli che si considerano "arrivati" in virtù delle loro fortune commerciali - a non perdere mai di vista l'autocritica.
Perciò quelli che affermano pubblicamente che "il mio vino è il più bello" sono degli sboroni o degli ingenui fessacchiotti. In passato erano più frequenti, oggi un po' meno: forse lo pensano ancora, ma lo dichiarano di meno. E poi "chi si loda s'imbroda", mi dicono. Per questo non conviene mai farlo.
Sui quintali dei vigneti a DOC non mi soffermo nemmeno, è del tutto OFF TOPIC.
E a ben vedere anche i proprietari degli Enti di certificazione non sono oggetto di questo post.
Ma se il sedicente "io", forte del suo onnisciente ego, volesse illuminarci, prego.
Ai corsi di analisi sensoriale dell'UIV ci insegnano a riconoscere profumi e difetti dei vini, non a fare politica (o polemica).
P.S.: Per quel che concerne Siquria, è tutto scritto sul suo sito. Chi sono, da dove vengono, e cosa fanno.

gennaio 26, 2012 | Registered CommenterLizzy

<<Sui quintali dei vigneti a DOC non mi soffermo nemmeno, è del tutto OFF TOPIC.
E a ben vedere anche i proprietari degli Enti di certificazione non sono oggetto di questo post.>>
Questo lo ha scritto veramente Lei .......
Dopo OFF SHORE, OFF LIMITED adesso impariamo anche l' OFF TOPIC !!
Di cosa vogliamo parlare se vogliamo fare <> ?
<< Che il ns. vino è sempre il più bello >> ? Basta luoghi comuni.....
Perchè non si vuole parlare delle rese per ettaro di uva ? Non si è sempre detto ( e scritto) che la quantità mal si regge con la quantità ? Non è più vero ?
Quanto agli Enti di certificazione vada a leggere l'atto di costituzione e pubblichi chi sono i veri proprietari dell'Ente chiamato a controllare i vini DOC.
Si sono riciclati i vecchi Consorzi di Tutela DOC. Stessi soci, stessi impiegati, stessi enologi.
Suggerimento piccolo, piccolo: vada in giro nei vigneti DOC e pubblichi una stima di resa della futura produzione d'uva 2012. Sincera.... Sincera......

gennaio 26, 2012 | Unregistered Commentersempre io

a non parlare dei veri quintali per ettaro di vigneto si fa:
- falsa informazione;
- si induce il consumatore a comperare, a pagare, a bere quello che non è;
- frode fiscale;
- attentato alla salute del consumatore;
- si approva l'aggiotaggio;
- << obrobio contro Dio >>.

gennaio 26, 2012 | Unregistered Commenterultimo io

Da come scrive deduco che non ha dimestichezza con i blog e quindi chiedo scusa a chi invece li conosce (e starà ridendo): nei blog, l'OFF TOPIC sta per "fuori tema".

gennaio 26, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

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