Vitovska, il vino di luce del Carso
giugno 20, 2010 at 12:07 
Il colore è quello dei caldi vini del Sud, ma profumi e gusto sono inequivocabilmente del Nord: sanno di mare, vento, pietra, sale. Rocce, resine ed erbe aromatiche dell'orto, le più robuste e sfacciate. Più della malvasia, la vitovska è il vitigno del Carso, inconfondibile figlio di una terra avara e fiera, della sua luce e della sua atmosfera, che il vento costante - a tratti gentile come una brezza, ma più spesso furibondo e spietato come la bora - contribuisce a rendere brillante e lucida come l'acciaio. L'occasione per una degustazione forse irripetibile di vecchie annate di questo vitigno è stata offerta dalla quarta edizione di "Mare e Vitovska", la manifestazione organizzata dal Consorzio di tutela vini Doc Carso: ospitata nella panoramica azienda di Benjamin Zidarich, sotto l'attenta e discreta conduzione di due esperti del luogo come Paolo Ianna e Aurora Endrici, ha visto a confronto i vini di 8 aziende, con annate che spaziavano dalle più recenti alle più antiche. La Doc Carso è una delle più recenti: suddivisa tra Carso friulano e sloveno, è stata istituita solo nel 1996 e sconta la sua giovinezza in una ricerca ancora insoluta di una nota stilistica comune ai vari piccoli produttori, "condannati - come hanno detto dagli organizzatori del tasting - a fare solo vini di alta qualità, perchè qui la terra è troppo poca per sprecarla a far vini mediocri".
La vitovska ha sorpreso i degustatori - giornalisti italiani ed esteri - per la sua longevità, pur in vini realizzati secondo un pensiero enologico che non prevedeva certo un giudizio a distanza di tanti anni. Ma non solo. Tre cose in particolare ci hanno colpito nei campioni assaggiati. La prima è il colore: giallo più o meno intenso, brillante, più meno lucido a seconda se il vino era stato filtrato o no, ma sempre vivo, con sfumature verdi, anche nelle annate più vecchie. Nessun cedimento all'aranciato dell'ossidazione, insomma. La seconda cosa sono i profumi, nei quali la mineralità si fa sempre più evidente e prevalente con il passare del tempo, richiamando i riesling tedeschi della Mosella e del Palatinato: davvero non si sospetta nessuna parentela, nemmeno alla lontana, tra queste uve? mah! La terza cosa, infine, è la gradazione alcolica: per una volta, nessuno si è ricordato di annotarla, tanto era ben integrata con gli altri elementi.
Di seguito, alcune note di degustazione:
Az.Skerlj, Vitovska 2005: Matej Skerly è un giovanissimo produttore che si sforza di fare un vino naturale a partire dalla vigna. Nel bicchiere, la sua vitovska è di un colore giallo intenso, lucido e brillante, con profumi da riesling renano: agrumi e idrocarburi gentili. In bocca è severo, salino, di una magrezza nervosa.
Az.Cotar, Vitovska 2004: dalla Slovenia, un campione di vitovska a conduzione bio di un colore giallo intenso con sfumature arancio, non filtrato, fermentato con soli lieviti indigeni e affinato in legni usati. Profumi di gelatina di frutta gialla, agrumi, buccia d'arancia amara candita ed erbe aromatiche, camomilla, mela gialla matura. In bocca è secco, molto minerale, con una chiusura di erbe aromatiche.
Az. Milic , Vitovska 2002: il colore è un giallo meno carico rispetto ai precedenti bicchieri, con sfumature verdi. I profumi sono sulfurei, sanno di pietra focaia, di scintille strappate alla pietra per sfregamento. In bocca però è succoso, con sentori di erbe aromatiche e non privo di un accenno di floreale bianco. Il suo 1997 presenta ancora un colore giallo dorato, ma il naso è già in fase calante, con qualche nota di ossidazione che si insinua tra quelle di frutta gialla stramatura, mela cotogna e miele di acacia. Coerente in bocca, ma in fase calante. Meglio berlo senza aspettare oltre.
Az. Colja Jozko , Vitovska 1997: il campione presenta un colore simile a quello precedente. I profumi sono di frutta gialla macerata, fiori secchi, miele, fichi e datteri secchi, con un accenno di ossidazione. In bocca si dimostra ancora vivo, agrumato, sapido, perfino un po' grasso.
Az.Kante, Vitovska 1997: Edi Kante è un faro per la produzione enologica locale. Da 30 anni combatte con la terra, il clima, i vitigni e la burocrazia. Produttore geniale, individualista ma generoso, crede fortemente in tutto quello che fa, errori compresi. Ricerca, sperimenta, inventa, innova, sorprende; senza sosta. Suo è uno degli spumanti metodo classico più bizzarri che mi sia capitato di assaggiare, il "KK". Imperdibile una visita alla sua cantina, scavata in una cavità naturale di roccia viva: un buco di 15 di metri di profondità che si sviluppa in più piani, a temperature decrescenti, mentre un velo d'acqua perenne vernicia le pareti. Avendo avuto la fortuna di essere suoi ospiti per una intera serata, ci ha stupiti con annate e vini i più disparati (compreso un sorprendente Pinot Nero). Questa vitovska è una selezione imbottigliata con tappo non lavato (un'idea sua). E' di giallo intenso con sfumature verdi, profumi di iodio e sale, rocce ed erbe aromatiche, ma anche di fiori bianchi. Ha lunghezza ed eleganza. Un tratto, quest'ultimo, che finora era mancato ai campioni precedenti. Altrettanto interessante e giovane il suo 1994, di un giallo intenso con sfumature verdi, profumi di erbe aromatiche, melissa, camomilla, idrocarburi. Il gusto è ancora pieno, fresco, di vibrante acidità e salinità.
Az. Zidarich, Vitovska 1996: campione imbottigliato a mano, fermentato con lieviti selezionati e affinato in barrique (30%) e in acciaio (70%). Una scelta enologica che oggi, afferma Benjamin Zidarich, non ripeterebbe, preferendo affidarsi solo ai lieviti indigeni. Nel bicchiere è di un giallo intenso sfumato di verde, con profumi di idrocarburi misti a fiori, ricordi di miele e arancia rossa. In bocca è cremoso, con accenni di burro.
Az.Lupinc , Vitovska 1994: questa azienda fu la prima a selezionare la vitovska e a imbottigliarla. Il loro 1994 - annata non facile, che ha dato vini riottosi ad aprirsi - è di un colore giallo intenso sfumature verdi. Profumi fruttati di frutta matura, minerale di idrocarburo, un po' evanescenti. In bocca è coerente, acido-salino e minerale, ma in fase calante.
Az. Skerk Boris, Vitovska 1990: Sandi Skerk è il giovane e dinamico presidente del Consorzio dei vini del Carso. Il suo 1990 non filtrato, è di un giallo leggermente pallido, con sfumature gialle e profumi abbastanza opulenti, minerali, mielosi. Al gusto è coerente, evoluto, rotondo, polposo di mela cotogna, sia pure in fase calante. "Fare agricoltura 30 anni era molto difficile, sul Carso non c'era nulla - ci ricorda Sandi - E chi voleva fare il contadino era considerato una persona di serie B".
Oggi il Carso è cresciuto. Ma l'avventura della vitovska, pionieri a parte (ma anche grazie ad essi), è appena cominciata.



Reader Comments (2)
Devo essere sincero non sono rimasto stupito dagli esiti della degustazione me l'aspettavo. Forse si sta facendo strada in Italia un concetto di vino bianco che necessita di affinamento per dare il meglio di se. Lo abbiamo già visto fare da un'azienda in Lugana che ha messo in listino il suo base dopo 5 anni di affinamento in bottiglia, lo abbiamo visto con il verdicchio, con il trebbiano, con la Garganega, con il Terlaner insomma tutti questi vitigni da cui si produce un vino che abbia un'espressione ... verticale. Verticale nel gusto intendo. E' solo grazie alla maturazione che i vini cominciano ad estrarre quegli aromi così ricchi di fascino che ci fanno ricordare il Reno o la Mosella. Su Porthos pubblicammo una verticale di Nosiola di Pojer & Sandri qualche anno fa con risultati incredibili. Forse Lizzy c'eri anche tu a Terlano in occasione del MWF quando degustammo quei Terlaner 54 67 ecc ricrdi?
Comunque sia è stata una degustazione molto interessante ed auguro agli amici delle Vitovoska tante soddisfazioni se lo meritano davvero.
Hvala Vitovska Nasvidenje
Giampi
Purtroppo no, Giampaolo, a Terlano non c'ero. E' vero, anche in Italia ci sono appassionati di un certo stile di vini bianchi da lungo corso, per così dire. La garganega, la turbiana, il verdicchio e la vitovska sono vitigni bianchi in grado di reggere il tempo. Questo però non significa che tutti i vini bianchi, al pari di tutti i vini rossi, sono adatti ai lunghi invecchiamenti. Mi associo comunque anch'io agli auguri ai produttori di vitovska: un po' più di notorietà non gli guasterebbe.