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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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giovedì
set162010

Dell'inaffidabilità dell'etilometro 

Senza dover ripetere le solite cose dette, ridette, risapute e condivise - e cioè che non si può mettersi alla guida di un qualsivoglia veicolo, nemmeno di una bicicletta dico io, se si è  bevuti-impasticcati-rintronati da discoteca e simili - diamo spazio ad alcuni concetti che sono stati espressi di recente a Milano, in occasione della conferenza stampa promossa dalla FIVI, "Vino, più conoscenza meno divieti".

In particolare, ci pare interessante riportare le risposte ad alcune domande di uno dei relatori dell'incontro, il prof. Michael P. Hlastala, della Division of Pulmonary and Critical Care Medicine (Università Stato di Washington, Seattle, USA).

Perché l’etilometro non è affidabile?

"Il test dell’etilometro si basa essenzialmente sull’assunto che la concentrazione di alcool presente nell’ultima porzione di aria espirata, sia pari a quella presente negli alveoli polmonari, concentrazione questa strettamente correlata alla concentrazione di alcool nel sangue. E’ ormai noto come ciò non corrisponda a realtà, in quanto l’alcool presente nell’aria contenuta all’interno dei polmoni interagisce con il muco e l’acqua presenti nelle vie aeree polmonari. La concentrazione di alcool nell’alito dipende dalla quantità d’aria inspirata prima dell’esecuzione del test nonché dalla quantità d’aria espirata all’interno dell’apparecchio. Non essendo tali fattori sottoposti ad alcun tipo di misurazione o controllo, il margine di errore risulta essere considerevole.

 Su cosa si fonda la legge che punisce la guida sotto l’influenza dell’alcool e quali sono i fattori scientifici in grado di invalidare la certezza dei risultati forniti dall’etilometro?

La legge si basa sull’assunto che la quantità di alcool riscontrata nell’alito sia in rapporto diretto con la quantità di alcool presente nel sangue.  E’ impossibile espellere aria dagli alveoli polmonari senza che l’alcool subisca modificazioni.

Quale fra le sue più recenti scoperte ha accertato in maniera incontestabile l’inaffidabilità dell’etilometro?

Gli alcoli sono sostanze altamente solubili che si dissolvono velocemente nel sangue o nell’acqua. Per questo motivo mentre l’aria transita dagli alveoli verso la bocca, gli alcoli si depositano sulla superficie degli alveoli e così al passaggio dell’aria cambia il tasso alcolemico. Mentre inspiriamo, inaliamo alcool dalla superficie degli alveoli, è in tal modo che abbiamo scoperto come l’alcool presente negli alveoli polmonari è diverso dall’alcool presente nelle vie aeree. Ciò significa che la concentrazione di alcool nell’alito, dipende da come respiriamo e da altri fattori, quali la temperatura corporea e la concentrazione di globuli rossi nel sangue. L’incertezza dell’alcool test deriva da tutti questi fattori.

Quindi, quali sono secondo Lei e l’intera comunità scientifica gli strumenti che possano consentire ai guidatori di dimostrare la loro effettiva capacità di guidare e non essere una possibile minaccia per la comunità?

Non esistono attualmente strumenti atti a valutare accuratamente l’abilità di guida. Al momento l’unico metodo valido per la rilevazione della concentrazione di alcool nel sangue è fornito dal prelievo di campioni di sangue. La concentrazione di alcool non è direttamente collegata alla capacità di guida perché ogni persona ha una diversa abilità. Pertanto non esiste uno strumento perfettamente idoneo per la rilevazione della capacità di guida, quindi l’etilometro non è da ritenersi attendibile poiché dovrebbe essere perfezionato tenendo conto dei fattori che incidono in modo rilevante sul respiro".

Stabilito ciò, è ovvio che la lotta ai comportamenti scriteriati sulla strada del sabato sera - ma anche del giovedì mattina, o del lunedì pomeriggio, o del venerdì notte - deve continuare, con la massima determinazione e durezza. Ma bisognerà fondarla su altri criteri, altri parametri, e soprattutto altri strumenti. 

 

Reader Comments (1)

Lavoro nei cantieri di costruzione di centrali termiche e impianti chimici, dove ci sono tanti, troppi incidenti sul lavoro per gente che scivola, inciampa, si appoggia male anche a certe altezze. Abbiamo degli ottimi sistemi di sicurezza, molti controllori in campo, ma siamo impotenti con il problema dell’alcolismo, che e’ una malattia sociale e che provoca piu’ della meta’ degli incidenti sul lavoro, anche per un paio di bicchieri al bar prima di timbrare il cartellino. Noi abbiamo messo gli etilometri ai cancelli e tutti i santi giorni chi vuole entrare in cantiere deve passarci davanti e se lo pescano va a soffiare. Se lo trovano alticcio, gli fanno un’altra prova con un altro etilometro i medici dell’ambulatorio da campo. Se viene confermato, non lo fanno entrare al lavoro, lo sospendono per due giorni e danno una multa alla sua ditta. Altri lavoratori, quelli che vanno in altezza (oltre 1 metro, precisa oggi la legge), fanno questo controllo tutti al 100% e tutti i giorni anche in spogliatoio prima di cominciare. Anche i loro capi.
Si e’ scelto l’etilometro soltanto perche’ e’ il mezzo piu’ veloce e comunque perche’ fa sicuramente da deterrente. Non perche’ sia il piu’ preciso e affidabile. Sappiamo tutti che ha un margine d’errore troppo elevato. Ma grazie a quello troviamo ancora tutti i santi giorni degli scriteriati che vengono al lavoro un po’ troppo su di giri. Se si ammazzassero o si facessero male da soli… ma il brutto e’ che provocano incidenti gravi anche agli altri, dipende dal tipo di lavoro! Certo che bisognera’ scegliere un altro mezzo piu’ preciso, per esempio il prelievo del sangue, ma la gente dovra’ poi attendere l’esito purtroppo piu’ a lungo prima di accedere al posto di lavoro, quindi dovra’ venire al lavoro molto prima (e chi gli paga le ore di attesa?). Insomma non e’ così semplice questo argomento se si ha a cuore la riduzione degli incidenti sul lavoro.
Lo stesso, credo, per i limiti del tasso alcolico del sangue per chi guida. Non si usi l’etilometro se lo si ritiene una macchinetta truffaldina. Ma in quel caso si dovra’ usare il prelievo del sangue fatto sul posto in un ambulatorio mobile attrezzato a disposizione della pattuglia oppure nel piu’ vicino ospedale, quindi il sospetto “brillo” dovra’ perdere molto piu’ tempo per il controllo e per l’esito prima di tornare al volante, ore e non minuti. Lo accetteranno gli automobilisti ed i camionisti? Oppure che si faccia una visita medica sul posto per analizzare a fondo i riflessi della persona con i soliti mezzi diagnostici, come camminare, parlare, eseguire movimenti, ecc., ecc. purche’ condotta da un medico. Sarebbe un’ottima soluzione perche’ fermerebbe anche i drogati e gli ammalati o i troppo stanchi che non reggono momentaneamente il volante.
Ma il medico presente a bordo strada costera’ molto di piu’ dell’etilometro. Una settimana di lavoro di un medico costa piu’ di un etilometro a disposizione per qualche anno. Chi li paghera’? Sono disposti gli automobilisti ad un aumento delle tasse automobilistiche per mettere dei medici sulle strade e sulle autostrade a fianco della Polizia Stradale? Perche’ con l’etilometro o senza, i controlli vanno comunque fatti e devono essere efficaci. Ben venga qualcos’altro, insomma, ma finche’ non c’e’ bisogna fare lo stesso qualcosa per fermare chi si mette alla guida con un eccesso di alcool nel sangue, non soltanto gli ubriachi fradici.
Il codice penale deve prevedere il reato di omicidio volontario per chi viene pescato con il tasso alcolico superiore al consentito dopo aver provocato un incidente mortale. E quello di lesioni volontarie nel caso di incidente che causa ferimenti e/o mutilazioni. In Italia, invece, vengono considerati attualmente soltanto dei reati colposi, quindi preterintenzionali. La differenza invece e' notevole, a parte le pene che sono senza dubbio superiori: viene ribadito il principio che uno che si mette al volante brillo, alticcio o ubriaco e' comunque un potenziale assassino volontario, lo e' coscientemente e non e' soltanto uno pirata della strada che non sa di poter uccidere o di mutilare quelli che incrociato per caso sulla sua strada.
Introduciamo lo stesso principio anche in Italia se vogliamo poi andare pure a discutere sui vari strumenti di misura del tasso alcolico, ciascuno con un proprio spettro di errore, di affidabilita', di prontezza d'uso e di deterrenza. Altrimenti combattere l’unico strumento adottato oggi diventerebbe solo una campagna a favore dell’alcoolismo al volante.

settembre 21, 2010 | Unregistered CommenterMario Crosta

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