Salviamo il Centro per la sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano
ottobre 23, 2012 at 8:00
Ha resistito alla scarsità di spazi, di organizzazione, di risorse umane, di collaborazione, di tecnologia e attrezzature.
Ha resistito all'indifferenza delle amministrazioni, al silenzio freddo del mondo della produzione, alla dittatura ottusa della burocrazia.
Ha resistito, il Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano Valpolicella (VR). Dall'anno della sua fondazione (1977) con le forze e i mezzi che aveva, ha portato avanti centinaia di ricerche e sperimentazioni in vitivinicoltura, occupandosi con particolare impegno soprattutto (ma non solo) di catalogazione e conservazione della biodiversità dei vitigni autoctoni veronesi.
E oggi che più di ieri questi vitigni sono al centro dell'interesse di tutti, oggi che dovremmo/vorremmo saperne di più e meglio, oggi il centro è prossimo alla chiusura, vittima illustre di quella scure centrale che non riesce più a distinguere tra investimento e spesa superflua.
Certo: così com'è non serve a nessuno, perchè appare sottodimensionato rispetto alla domanda di ricerca delle organizzazioni agricole. Per farlo funzionare al meglio bisognerebbe infatti potenziarlo: assegnargli più persone, pù spazi, più attrezzature. Ma non ci sono soldi per farlo: la Provincia di Verona, da cui dipende, non ha mai potuto (o voluto) farlo, e ora non può più permetterselo.
Quindi?
La decisione definitiva non è ancora presa, ma le ipotesi che circolano nell'ambiente sono:
a) diventare una sorta di filiale di un centro di ricerca esterno (peraltro di prestigio) come l'altoatesino Laimburg e /o entrare nella sfera d'influenza di quello di Forlì (con il quale sono già in atto collaborazioni nel settore ortofrutticolo);
b) tagliando ancora il tagliabile, mantenere il centro ma riducendolo a "qualcosa che si occupa di agricoltura sostenibile" (che va tanto di moda);*
c) chiudere tutto entro il 2013, e tanti saluti a 35 anni di lavoro e di risultati;
d) coinvolgere nel suo rilancio il mondo della produzione. Che poi è il primo beneficiario degli studi, delle ricerche e delle sperimentazioni del Centro stesso. Le prime 3 ipotesi sono al vaglio delle varie forze politiche-sindacali-associazioni di categorie. La quarta la dico io, che non sono nessuno e ignoro sicuramente la maggior parte dei fatti... Ma lo dice anche il buon senso. E lo sussurrano molti degli addetti ai lavori: "Con un piccolo contributo da parte di tutte le aziende, sull'esempio di quanto fatto per costituire l'ente di certificazione Siquria, si potrebbe continuare nell'attività di ricerca e sperimentazione applicata".
Se è vero, come è vero, che Verona è al primo posto nel Veneto per produzione ortofrutticola, e tra i primissimi in Italia quanto a produzione vitivinicola di qualità, avere un centro di ricerca&sperimentazione moderno ed efficiente non è un capriccio o, peggio, un lusso.
E' una necessità vitale.
*pare essere la soluzione più probabile, perchè è anche quella più politically correct; metterebbe tranquilli i produttori ("Non chiudiamo nulla!"), rassicurerebbe i dipendenti e, generalista com'è, servirebbe a poco/niente. Come al solito in Italia.



Reader Comments (19)
Ho avuto modo di collaborare con il centro di s.Floriano, quaindi conosco abbastanza bene la situazione. Sono sicuramente favorevole al coinvolgimnto dei produttori locali nel finanziamento del centro solo così si potrà ralizzare una cooperazione reale tra realtà produttive e ricerca
Salve,
mi presento, mi chiamo Daniele Piccinin e sono un giovane viticoltore del veronese, la mia esperienza nasce come ristoratore per poi appasionarmi al vino sino al volerlo produrre.
Quindi non avevo ed ho nessuna formazione professionale, fino a quando però ho conosciuto il sig. Emanuele Tosi (creatore del centro di sperimentazione di viti-cultura) grazie ad una ricerca propostami da Vinnatur sulla selezione dei lieviti autoctoni su vitigni autoctoni.
Da quel giorno ad ogni nostro incontro mi è stata regalata cultura del mio mestiere, sto imparando sempre più a gestire al meglio le mie fermentazioni ed affinamenti grazie ad una persona ed ad un centro che ha sempre lasciato le porte aperte ad ogni tipo di esperienza.
L'unica cosa che mi sento di dire è che è insensato voler chiudere un centro che crea e se da parte mia fosse possibile far qualcosa per evitarlo son ben disposto a farlo.
Solo da questi centri nascono scoperte che ci permetteranno di essere sempre un passo avanti nel mondo vitivinicolo. Fermare la ricerca vuol dire arrestare l'economia, non il contrario.
Daniele
Lizzy, per cortesia, gira la domanda a Bruno Trentini e chiedigli un parere, almeno un parere, oppure anche un consiglio in proposito. Ha radicalmente cambiato la presenza della storica Cantina di Sociale nel mondo del vino che conta non soltanto in termini economici, ma d'immagine. Forse riuscira' anche a darti una dritta su come far trovare sponsor e far diventare anche economicamente remunerativi centri come questo che, una volta scomparsi, rappresentano decenni di sacrifici, lacrime e sangue, buttati al vento, irripetibilmente, cioe' un crimine contro la comunita' che li ha fatti.
Conosco e collaboro come ricercatore dell'Università degli Studi di Verona con il Centro Sperimentale da circa 15 anni e devo al Centro e nella persona del suo responsabile, Emanuele Tosi, gran parte della mia formazione e conoscenza tecnico-scientifica nel campo della microbiologia enologia. Ho vissuto la lenta agonia del Centro Sperimentale e se si prospetta la soluzione "b" (mantenimento come struttura per agricoltura biologica) dico è che meglio chiudere tutto con l'assunzione di responsabilità da parte dei dirigenti e politici provinciali.
Se, come temo, l'Università di Verona, spesso e colpevolmente distante dalle problematiche territoriali, non farà sentire la sua voce nonchè il suo peso per sostenere l'importanza e il ruolo futuro che questo Centro può avere come struttura per una "vera" ricerca applicata alle esigenze del territorio non rimane che affidare le speranze, non tanto della sopravvivenza ma piuttosto del rilancio del suddetto Centro, ai Privati.
Produttori Veronesi più che le parole ("la ricerca è il futuro" .."abbiamo bisogno di fare ricerca") servono i FATTI. Se ci siete fatevi avant....i è giunta l'ora!!!!!!!!!!
Giacomo Zapparoli
Appunto, Zapparoli ha colto il centro del bersaglio. Ora o mai piu'. Ma datemi retta, rompetegli i coglioni a tutti quanti, subito (scusa, Lizzy, ma quando ce vo'... ce vo'!)
@Giacomo: grazie per il tuo commento, concordo e solidarizzo, come il giá citato Emanuele Tosi ben sa.
@Mario: proveró a fare come dici.
@ Daniele, grazie anche per il tuo intervento; magari tanti altri tuoi colleghi la pensassero come te! Perché é venuto il momento che voi produttori, piccoli e grandi, facciate sentire la vostra voce. Come? Chiedendo un incontro con i responsabili politici. O con una lettera aperta sottoscritta da tutti e indirizzata al presidente Miozzi e all'assessore Frigotto (VR), e al presidente Zaia e all'assessore Manzato (VE). Inviatela anche ai giornali locali, alle radio. Che lo sappiano tutti! Dichiaratevi disposti a contribuire economicamente, fate un gesto di autentica buona volontá reale, se davvero questo Centro ha contato e conta qualcosa per voi.
Non aspettate che sia sempre "qualcun altro" a togliervi le castagne dal fuoco, a salvarvi dagli impicci. Salvatevi da soli!
Grazie, Lizzy. Comunque vorrei dire un'altra parolina all'orecchio del buon Zapparoli. L'appello generico ai produttori e' bello, e'poetico, ma non e' efficace. Bisogna andare a parlarci di persona, a cominciare dai grandi, quelli che possono darvi un'analisi imprenditoriale, nuda e cruda, non romantica ma vera, della cosa e che possono muovere i loro milioni di euro e stimolare la raccolta di quelli degli altri, se il gioco vale la candela. Io penso che lo valga, tu anche, i tuoi anche, Lizzy pure. Ma bisogna confrontarsi serenamente con chi se ne ikntende dall'altro punto di vista, quello della rendita in termini reali, che possono anche essere storici e cioe' rendere fra cinquant'anni, oppure perfino immediati (chi lo sa, chi lo esclude?), ma reali, tangibili, programmabili, raggiungibili. Il parere, perlomeno quello, degli imprenditori vinicoli e' importante. Muovetevi, andate a fare anticamera, abbiate fiducia, bussate: vi sara' aperto. Per quanto ne conosca io, ci riuscirete. Vi auguro poi anche dei risultati, ma di questo ne parleremo quando avrete qualcosa di piu' chiaro da scriverci. Coraggio, e che Dio ve la mandi buona!
Personalmente, non solo perchè conosco personalmente la valida persona e figura professionale di Tosi Emanuele , ritengo che la decisione di tagliare i fondi a questo Centro sia scellerata. Se ci sono i "tagli" da fare, che si facciano, ma andare a sopprimere un centro che in tanti anni di ricerca, sperimentazione e divulgazione ha fatto davvero molto per la nostra agricoltura, è insensato. Un'area di grande importanza come la Valpolicella e la provincia di Verona ha necessità di un centro come quello di San Floriano, per farla crescere ancor di più e per qualificare produttori e territorio.
Mancano i fondi pubblici? Che si facciano avanti i privati (forse é meglio), ma perdere il Centro... è una sconfitta per tutto il nostro mondo agricolo. Mi pare che, specie nei momenti di crisi, la ricerca e l'innovazione siano le soluzioni migliori, quindi mi auguro che venga alla fine fatta una scelta in questi termini, sia da parte dell'ente pubblico che dai privati.
Sono d'accordo con tutti Voi nell'importanza del centro e ne sono altrettanto scandalizzato dal clima di paralizzi dei miei colleghi produttori, la Valpolicella oggi è una delle zone d'Italia che meglio sopporta la crisi, ma questo non è cosa che accade dalla mattina alla sera ,è frutto di intuizioni , coincidenze , costanza e sopratutto credo nella propria terra da molti di noi. Buttiamo tanti soldi per scarsi risultati sopratutto di comunicazione, abbiamo la fortuna di essere diventati famosi è quidi ora di affossare bene le nostre radici. Io già mesi fa con Emanuele discutendo del problema ho dato la mia disponibilità affinché possa proseguire come centro e ora mi ripeto . Se altri sono d'accordo, non mi tiro indietro e benché gli impegni miei già in corso farò la mia parte.
Peccato che la nostra cecità non ci permetta di vedere quanto invece già abbiamo e non sappiamo riconoscerlo.
In queste ore dovrebbe decidersi la sorte del Centro.
Io spero che tutti i produttori veronesi (non solo della Valpolicella, quindi! perchè il Centro lavora anche per altre denominazioni) siano informati di quello che sta succedendo. Se così non fosse, prego chi ha già rilasciato un commento di coinvolgere quanti più colleghi possibile, di far girare questo post (tranquilli: io non ci guadagno nulla), in modo da evitare le solite penose sceneggiate dei pentimenti tardivi: "Ah, che peccato, l'hanno chiuso...se l'avessi saputo prima...".
Produttori, SVEGLIATEVI! Datevi una mossa! perchè il vantaggio competitivo di un prodotto sui mercati può venire solo dalla conoscenza (ricerca& sperimentazione) e non dall'aria fritta di premi e concorsi.
Allora, qualcuno di questi intervenuti potrebbe scrivere una breve, semplice e-mail informativa (usando magari il testo del tuo articolo) ai Consorzi ed ai singoli produttori veneti. L'elenco dei Consorzi con i loro recapiti si trova qui http://www.uvive.it/index.php/it/consorzi mentre l'elenco dei Produttori con indirizzi e recapiti internet si trova per esempio qui http://www.vinit.net/vini/cantine/Veneto/Verona.html per Verona, ma poi basta sostituire il nome del capoluogo di provincia con un altro e si trovano anche quelli delle altre province.
Concordo con lo spirito e le intenzioni manifestate qui da Celestino Gaspari e gli altri suoi colleghi produttori.
Non sta a me segnalare come ogni grande area produttiva vitivinicola abbia nel mondo un proprio centro dove si fa ricerca, si "allevano" risorse umane per il futuro, si creano le opportunità tecniche ed economiche per il futuro. Questa è un'assunzione di responsabilità che spetta alla filiera produttiva del vino veronese e - in parte minore - alla collettività dei contribuenti.
Prima che sia troppo tardi.
Forse una petizione, come fanno altrove, non sarebbe una cattiva idea. ovviamente poi ci vuole l'impegno di tutti gli attori della filiera! magari una petizione come questa: http://www.change.org/fr/p%C3%A9titions/ministre-de-la-culture-et-de-la-communication-que-l-on-ne-d%C3%A9figure-pas-la-colline-de-l-hermitage
che é risultata vittoriosa qualche giorno fa!
PERCHE'?? dobbiamo muoverci per salvare il centro di sperimentazione di San Floriano?? tanto il vino si fa in cantina con le polverine - nei campi gli diamo un pò di chimica et opplà l'amarone è fatto! chi se ne frega se mazzilli ha fatto un biodistretto a Firenze di 600 Ha - tanto noi siamo più bravi di tutti- possibile che vogliate farci spendere 30 euro ad ha (x 7.000 Ha fa 210.000 euro che basterebbero a salvarlo) quando noi BACANI DELLA VALPOLICELLA- vendendo l'uva incassiamo SOLO 20/22.000 euro ad ettaro e ne guadagniamo 14.000 euro - se poi si fa il vinello sono UN PO' DI PIù!! - ognuno di noi pensa solo al proprio orticello, al resto ci pensa il Consorzio tutela valpolicella (!) che tanto si è distinto per spingere la viticoltura sostenibile - nella viticoltura tradizionale si spendono 800/1000 euro ad ettaro di pesticidi - in quella sostenibile 4/600 - sicuramente il consorzio si attiverà per tenere in vita il centro di san floriano che ci aiuterà ad usare meno pesticidi - O NO??????????????????????????????????
Impietosa la sintesi di Vittorio Betteloni. In effetti, a parte i pronunciamenti dei singoli produttori (qui e anche nel mio blog), sorprende il silenzio dei Consorzi veronesi sulla questione. Sembra proprio che si dispongano ad assistere in silenzio al funerale del Centro di Sperimentazione di San Floriano.
In effetti, un commento (anche ufficioso, anche solo a titolo personale) da parte di qualche esponente dei Consorzi (tutti produttori) sarebbe (stato) gradito. Vorrá dire che proveremo a chiederglielo.
Da decenni ormai e fino a pochi giorni orsono, con la vinificazione delle prime uve provenienti da un vigneto sperimentale posizionato sul monte Baldo, con varietà tolleranti alle principali
malattie, ho avuto l'onore e il piacere di collaborare col Centro Sperimentale di San Floriano della Provincia di Verona, in particolare con la sezione dedicata alla viti-vinicoltura.
In tutti i colleghi qui operanti, dagli assessori provinciali all'agricoltura e ai dirigenti che si sono succeduti, ai ricercatori ai tecnici e fino ai collaboratori di campagna e di cantina, ho trovato sempre la massima disponibilità e tanta voglia di fare, convinti di essere anzitutto al serviizio della grande agricoltura veronese e della sua indispensabile necessità d'innovazione scientifica e tecnica.
Ora, seppur dopo le drastiche cure dimagranti che già sono intervenute, sentire parlare della sua chiusura rattrista enormemente, in quanto sono consapevole di cosa può significare la totale mancanza di riferimento sperimentale viticolo e frutticolo, sul nostro territorio.
Pertanto, l'auspicio è che sia tra le forze politiche che amministrano la Provincia di Verona e la Regione, sia le varie Associazioni agricole, professionali e le Imprese più importanti, Cooperative in particolare , ne avvertano il rischio e si impegnino a salvaguardare almeno l'attuale patrimonio di strutture, d' impianti sperimentali e di professioanlità che ancora oggi ci sono invidiati da numerose realtà agricole italiane e non solo. Enzo Corazzina
Grazie per il tuo intervento, Enzo. Credo che in questo momento sia importante far sentire la voce - ma anche la "pressione", almeno psicologica - di tutti, soprattutto di chi, come te, ha avuto modo di collaborare ai progetti di questo Centro.
A forza di portare pazienza, o peggio, di restare alla finestra - quando addirittura non ci si volta da un'altra parte - si perdono un sacco di treni. E non si progredisce.
IL COMUNE UNICO DELLA VALPOLICELLA un Sindaco una Giunta un Consiglio Comunale
L'unica soluzione ai problemi della Valpolicella Storica.. l'unico modo per arginare la deriva degli sprechi, delle speculazioni, della rovina di un territorio vocato allla vitivinicoltura di eccellenza.. i tagli ai trasferimenti la bancarotta dei Comuni, l'impotenza dei Sindaci a chiedere sacrifici per far fronte alle spese correnti... e il debito pubblico in continuo aumento per mantenere rendite di posizione e poltrone che non hanno più senso...
Nel Comune Unico della Valpolicella Strutture come il Centro di Sperimentazione.. ( i Consorzi i laboratori.. ).. ... diventano immediatamente ad essere organismi essenziali, insostituibili in un nuovo modo di concepire la politica a servizio di un territorio UNICO, che produce un vino inimitabile, eccellente in continua evoluzione e per questo meritevole di essere accompagnato preceduto e seguito da strutture le cui capacità e peculiaretà fondano le radici nella storia e nelle capacità acquisite in ricerca e sperimentazione.