Il CeViVe sul Centro di sperimentazione di S.Floriano
ottobre 31, 2012 at 20:55
Mentre si attende di sapere quale sarà la sorte del Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano, registriamo con piacere sulla vicenda un commento autorevole: quello di Arturo Stocchetti.
Rinomato produttore di Soave - la sua azienda ha sede nello storico palazzo dei conti Sambonifacio, in centro paese -, fermo sostenitore di una enologia che non rinnega la tradizione pur sapendo avvalersi della scienza e della tecnologie moderne, Arturo Stocchetti è al suo terzo mandato di presidente del Consorzio del Soave, ma è anche a capo del Consorzio Vini Veneti.
Ed è soprattutto in questa veste che così commenta la vicenda che vede protagonista il Centro di S.Floriano in questi giorni:
"Come Presidente del CEVIVE che raggruppa ben 10 consorzi di cui 6 sono veronesi (Soave, Valpolicella, Bardolino, Custoza, Durello, Arcole), ufficialmente non sono mai stato informato, né interpellato a proposito di questi fatti.
Nonostante ciò, noi Consorzi dei Vini veronesi non siamo né sordi, né muti.... Ci stiamo informando per avere dati certi, in modo da potere poi agire in merito. Noi abbiamo molto a cuore il Centro di San Floriano, perché siamo i primi sostenitori della ricerca e della sperimentazione che da più di 35 anni opera nel nostro territorio.
Concludo dicendo che è mia convinzione che se San Floriano fosse gestito dal privato e non dal pubblico, anziché essere una perdita sarebbe una risorsa per tutto il sistema viticolo veronese".



Reader Comments (8)
Bene. Siamo sulla strada giusta. Non lo conosco, ma da cio' che scrive si evince che non stara' certo a guardare. Con l'intervento privato il centro puo' davvero diventare una risorsa e non una perdita. Grazie, Lizzy, per aver sollevato il caso, nel silenzio generale, perche' la questione non e' soltanto veronese come te, ma riguarda la viticoltura e l'enologia in toto. La ricerca non ha confini, ne' provinciali ne' altri.
Grazie a te per la costante attenzione a queste vicende, Mario. Le prossime settimane dovrebbero essere quelle decisive,ma sai, in Italia... Non c'é niente di piú definitivo di quello che é provvisorio!
In quanto parte in causa, mi sono astenuto di commentare pubblicamente la vicenda, cercando invece di sollecitare soluzioni possibili e condivisibili.
Siamo in un momento storico, soprattutto per le Province, di elevata incertezza. Quasi giornalmente escono decreti governativi che ne definiscono le competenze, i finanziamenti, gli accorpamenti e la durata.
E' iniziato un percorso e speriamo che vi sia il tempo per concluderlo senza dover ricominciare tutto da zero.
Scrivo oggi soprattutto perchè mi urge chiarire un aspetto dell'attività del Centro e della sperimentazione fatta in questi anni.
La produttività di un Centro di sperimentazione e la valutazione sul suo operato non può essere certamente fatto, come avviene invece per una azienda, valutando le entrate e le uscite dell'uva e del vino prodotto.
La sua "misssion" è ben diversa e difficilmente valutabile da un punto di vista economico.
Il prodotto è il risultato delle sperimentazioni, la comunicazione e la ricaduta sul territorio che queste hanno nel tempo, il risultato sono le pubblicazioni (oltre 100 in questi ultimi quindici anni) non in quanto tali ma perchè rappresentano la sintesi del lavoro svolto che ognuno può leggere e valutare, i convegni, incontri tecnici per aggiornare ai tecnici viticoli ed enologi fatte in questi anni.
Un esempio? Oggi si parla tanto della confusione sessuale contro la tignola e tignoletta della vite come una novità, con iniziative importanti che hanno portato ormai a oltre 500 ettari quest'anno nella sola Valpolicella. Il centro ne aveva sperimentato l'efficacia dieci anni fa divulgando i dati positivi sia con pubblicazioni ma anche con incontri e convegni.
C'è voluto un pò di tempo che si maturasse la consapevolezza di poter adottare questa tecnica , ma credo che il lavoro allora svolto abbia contribuito a questa consapevolezza.
La ricerca e la sperimentazione non può essere fatta a costo zero e quindi altre a una corretta gestione aziendale al fine di massimizzare anche le potenzialità produttive dell'azienda ( e questo può avvenire solo con una gestione privatistica e su questo concordo) è necessario pensare anche a finanziare questo aspetto se è vero che si tiene a mantenere una struttura sperimentale.
Se pensiamo che il Centro fino ad oggi sia stata una perdita, se pensiamo che il denaro investito per ricerca e sperimentazione sia una perdita.. non credo siamo ancora sulla strada giusta.
Tutti i tuoi lettori hanno costante attenzione a queste vicende, Lizzy. Io ho soltanto la faccia tosta di scriverti quello che tanti altri scriverebbero ma non lo fanno per le ragioni piu' svariate. Non c'e' proprio bisogno di ringraziare ne' me ne' loro, siamo noi a dover ringraziare te, perche' se non c'eri tu a farlo, chi altri sul web, eh? Continua a tenerci informati!
Una puntualizzazione per Emanuele: ho testualmente scritto "il centro puo' davvero diventare una risorsa e non una perdita". Ho usato il verbo "diventare" per entrambe le due alternative. Se avessi pensato che adesso il cedntro e' una perdita, avrei scritto invece "il centro puo' davvero diventare una risorsa e non rimanere una perdita". OK?
Seconda cosa, sempre cogliendo un'importante affermazione di Emanuele. I privati riuscirebbero a far quadrare i conti, attraverso tutti i sistemi possibili che il pubblico invece non prevede, ma il prodotto della sperimentazione sono "la comunicazione e la ricaduta sul territorio che queste hanno nel tempo, il risultato sono le pubblicazioni (oltre 100 in questi ultimi quindici anni) non in quanto tali ma perchè rappresentano la sintesi del lavoro svolto che ognuno può leggere e valutare", quindi usare e avere ricadute soltanto nei decenni seguenti, non immediatamente qualificabili. In questo, giusti i finanziamenti. In questo, appunto, mi unisco all'invito di Emanuele, ma penso che i privati intelligenti e lungimiranti lo sappiano gia'. Abbiamo bisogno di imprenditori che pensino in grande, quindi nel tempo. A Verona non mancano, percio' sono fiducioso.
Ecco un altro commento di Arturo Stocchetti:
"Vorrei sottolineare anch'io quello che scrive il sig.Mario Crosta,che non conosco.
Con Emanuele ci siamo confrontati di recente e sa come la penso....qui non si parla di ricerca
e di sperimentazione, lavoro che ha svolto insieme ai suoi colleghi in questi anni in modo oserei
dire eroico, e che mi auguro abbia intenzione di portare avanti ...ma di far,non dico sopravvivere il Centro, bensì farlo rinascere con risorse che provengano dal privato e con una filosofia imprenditoriale che dia attraverso gli utili dei benefici per tutto Il sistema dell'agroalimentare, non solo Veronese"
Grazie, Stocchetti. Anche se non ci conosciamo di persona, siamo certamente compagni di bevute perche' amiamo i vini veronesi, i vini veneti, in questo siamo uniti e percio' vicini seppur lontani. Col professor Giovanni Cargnello un giorno parlammo di un vino nuovo che avevo appena conosciuto e mi piaceva molto perche' era come un Moscato leggero, ma non dolce, bensì secco e che era prodotto da un vitigno inventato da un incrocio sperimentale dell'Universita' di Davis, in California, da un certo professor Olmo, italiano emigrato ad insegnare laggiu'. Apriti cielo! Una bellissima discussione sugli interventi privati nel pubblico, a proposito di istituti sperimentali di ricerca. Quelli vanno bene, bilanciano sempre i conti ed hanno risorse che noi qui non recuperiamo, per via di una burocrazia che impedisce cio' che ai privati e' invece concesso. Faccio un esempio. Mentre eravamo in visita privata ad alcune cantine albesi per girare un film con la televisione polacca TVN, siamo andati al Castello di Grinzane Cavour. Il Castello ed il museo piacevano talmente al regista che ci volle girare subito alcune scene da inserire nel film, anche a pagamento (si sa che i minuti di ripresa rendono poi comunque con i diritti televisivi successivi o con le proiezioni nelle sale). Non gli fu permesso. Bisognava fare domanda al Comune, poi avere il permesso, insomma roba che telefonicamente non si poteva sbrigare al momento nonostante la presenza di Massimo, un consigliere comunale, e nonostante che il sindaco di Grinzane, il prof. Cabutto, avesse avvisato del nostro arrivo. La direttrice prendeva disposizioni per iscritto dal Comune, non a voce dal sindaco, questo era il regolamento. Il privato invece ha un'elasticita' decisionale ed imprenditoriale che il pubblico non ha, non deve sottostare ai vincoli che il pubblico ha, percio' riesce a far quadrare i bilanci e a reperire i soldi da investire in ricerca. In quel caso, coglieva la palla al balzo, autorizzava ed incassava. Ci sono monasteri che hanno potuto riparare i loro guasti, riverniciare le facciate e incassare anche abbastanza per sopravvivere un anno grazie alle riprese di telefilm girati al loro interno senza disturbare oltremodo i monaci. Quan ti ne avete visti di telefilm girati in luoghi e palazzi meravigliosi gestiti da privati e non dal pubblico?Un istituto di quel genere potrebbe ricevere proposte anche così, diciamo un po' strane, pero'ce ne sono e se non ce ne sono si vanno anche a cercare perche' sono sfruttabili nell'interesse dell'istituto e senza riceverne troppi fastidi, anzi molta reclame, specialmente all'estero.
Ringrazio Arturo Stocchetti sia per quanto scritto sia per quanto espresso nel recente incontro che abbiamo avuto.
Da anni auspico la gestione privatistica della sperimentazione, fermo restando che questa rimanga imparziale, e spero che questo periodo di crisi e di tagli della spesa pubblica si trasformi in una occasione da non perdere.
Se questa idea si concretizzerà in un progetto realmente condiviso da parte di tutti (politica, amministrazione e privati) non mancherà il mio sodtegno e contributo.
Emanuele