Il Trentino e il sogno negato
agosto 16, 2012 at 10:36
Non c'è vignaiolo (autentico) che non abbia un sogno. Fa parte della sua visione, della mission della sua azienda, grande o piccola che sia.
Anche ai vignaioli trentini piace sognare; ma da qualche tempo sembrano non esserne più capaci.
Prendi il sogno della qualità dei vini, per esempio. Oggi sembra essere più lontano e inafferrabile che mai, come se una sorta di maligno incantesimo impedisca di realizzarlo. O peggio, di diffonderlo: perchè in questa regione la qualità si presenta a macchia di leopardo, e a conti fatti è ancora troppo poca per promuovere nell'immaginario collettivo nazionale e internazionale l'idea di una zona che si batte alla pari con il vicino Alto Adige (con il quale, a torto o a ragione, viene continuamente messa a confronto...)
Di questo si è parlato, ragionato, discusso al Vinix Live! #15 di Ferragosto, l'appuntamento presso l'azienda Pojer e Sandri con i vini, le facce e i prodotti del Trentino migliore (qui il programma). Il pomeriggio di assaggi è stato preceduto al mattino da un incontro informale su invito del vulcanico Mario: "Trentini nel mondo, certezze e promesse". In una sorta di appuntamento carbonaro in cantina, produttori trentini di oggi e di domani si sono confrontati sulla madre di tutte le loro domande:
Perchè è così difficile fare qualità oggi in Trentino?
Forse perchè (dico io, ma non solo) c'è sempre stato qualcuno e/o qualcosa che in ogni circostanza e per qualsiasi cosa ha aiutato tutti, cavato le castagne dal fuoco a tutti, chiedendo in cambio solo di fare i bravi - e non rompere le scatole. Qualcuno o qualcosa che, come un genitore amoroso fino al soffocamento, in cambio di una esistenza senza troppe scosse, ha impedito ai suoi figli di crescere e di prendere in mano la propria vita responsabilmente, facendo scelte autonome.
Quel qualcuno o quel qualcosa, oggi s'irrita profondamente se si alza - più o meno solitaria - qualche voce critica e competente a esprimere concetti che molti condividono, ma quasi nessuno osa dichiarare. A causa di questo sistema ramificato come e peggio di una metastasi, fatto di responsabilità dirette ma anche di silenti connivenze, questa parte d'Italia sta scivolando inesorabilmente verso l'implosione: più o meno lentamente si stanno spegnendo ogni velleità creativa, ogni voglia di fare, di ribellarsi al generale piattume che trova più facile produrre volumi, piuttosto che impegnarsi a fare qualità. E' un sistema chiuso, teso a perpetuare se stesso e impermeabile a qualsiasi contributo esterno (e come tutti i sistemi chiusi, è destinato a estinguersi...la storia insegna!)
Malgrado questo, c'è chi dice no. Al punto che prende e se ne va. L'hanno fatto in tanti, arrivando a creare dal nulla aziende fiorenti all'altro capo del mondo (come questa, o questa). Continueranno a farlo, perchè rinunciare a un sogno equivale ad accettare di morire anzitempo.
"La qualità del vino non è solo quella che si trova nel bicchiere - ha detto il produttore noTwitter-noFacebook-onlyWine Peter Dipoli - E' anche immagine. I pochi vignaioli bravi in Trentino non possono fare territorio, da soli: in questo momento la zona ha bisogno di una visione. Non chiedetela al politico: non ce l'ha, perchè lavora sul corto periodo, sul consenso immediato. Finchè la politica resterà nella cooperazione non si avranno mai quelle visioni a lungo termine di cui il vino ha bisogno".
Cari vignaioli trentini, non permettete più a nessuno di dirvi se e cosa potete sognare...
Michele Andreaus,
Peter Dipoli,
Pojer&Sandri,
Trentino,
Vinix Live! | in
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Reader Comments (6)
non sono assolutamente d'accordo con quanto afferma Peter Dipoli quando parla di "pochi vignaioli bravi in Trentino". Vignaioli bravi e capaci ci sono ma il contesto generale impedisce loro di fare bene come potrebbero. E' il "sistema vino Trentino" il problema, non la capacità, anche di sognare, dei singoli...
Che palle ! Sempre i soliti discorsi. La qualità è nel bicchiere, la storia si fa in cantina.
Basta con ste seghe. Se non la finiamo noi trentini per primi di continuare a dirci queste cose non si va da nessuna parte, diventa una spirale che ci trascina verso il nulla.
Di vino trentino in cantina di buono ce n'è molto, soprattutto nelle piccole aziende e queste hanno bisogno di tutto tranne che di questi post del pit.
Venite in cantina, giudicate e assaggiate con lo stesso slancio con cui andate in Alto Adige o in Franciacorta. Scrivete con spirito positivamente critico. Ma venite ad assaggiare e a scoprire.
Il peggior danno che ci ha fatto la politica del vino trentino è che si parla solo di quella.
Ignoratela please !!!!!
Come dice Cosimo, analisi perfetta. Dispiace sempre che dei professionisti di altre regioni facciano di noi un ritratto così completo e preciso. Ma è il destino di un prodotto "mutuato", privo di inziative serie, prodotto da produttori smorti che attendono ancora che qualcuno si rechi nelle loro cantine, assaggi e sorrida contento. Finchè il produttore trentino non maturerà in cantina e commercialmente il Trentino finirà nel dimenticatoio nazionale e internazionale. Grazie Lizzy !
Grazie, Conte. Anche a noi amici del Trentino non fa piacere constatare e scrivere di certe cose, soprattutto quando senti i produttori veneti sospirare e dire "ah, i trentini, loro sí che sono fortunati, con la Provincia Autonoma!" . Queste due magiche parole stanno per "soldi a pioggia. Finanziamenti sempre". Il che sarà stato anche vero, per molti. Ma, come diceva qualcuno, nessun pasto è gratis. E il prezzo di certe facilitazioni ora sta venendo drammaticamente a galla. Peccato che lo stiano pagando tutti, compresi quelli che non hanno mai chiesto un soldo alla PAT. Ma questo di far ricadere su tutti i costi dei privilegi di alcuni è una piaga italica, non solo trentina.
...e se si iniziasse a parlare di vino italiano?
È arrivato il momento di allargare il territorio, di andare oltre i confini Regionali.
C'è un cambio epocale in atto e TUTTI ne siamo coinvolti, approfittiamone per allargare le nostre vedute, i vignaioli ne approfittino per fare corpo, gruppo - vigna italia - si riparta dalla tipicità del territorio.
I siciliani si specializzeranno in vitigni diversi da quelli trentini, i piemontesi saranno diversi dai toscani e così via, ma insieme avremo un'offerta unica che sarà un punto di forza incredibile che da solo può farci tornare a essere il Paese del Vino - non il paese delle Regioni - per diventare ancora i numeri UNO nel comparto enoico. Cin, cin, all'inizio di una nuova epoca.
Questa è l'altra faccia della metastasi, non l'unica:
LaVis - Isa e Pat. Settimo: non rubare
http://www.ecceterra.org/index.php?option=com_content&view=article&id=864
Non si tratta di criticare o denunciare per hobby, ma di dire-scrivere come (e perché) stanno cose e "preferenze".
Così si potrà restituire dignità e identità a questa terra, valorizzando il lavoro e la passione di chi continua a crederci.
Limitarsi allo scontato - autoreferenziale - auto-elogio "siamo i più bravi" porta da una sola parte.
Spacciare un inceneritore alle porte della Rotaliana come "migliore soluzione possibile" per la "chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani" è una menzogna oltre che una presa in giro, svendita di autonomia, innovazione e futuro. Anche per la Vite, il Vino e i Viticoltori.
In questo senso nessun insegnamento da parte degli Altoatesini, con impianto in costruzione, degli amici degli amici:
La “lezione” dell’iter del bando dell’inceneritore di Bolzano
http://www.ecceterra.org/index.php?option=com_content&view=article&id=718
Cordiali saluti