EWBC #5: la festa della conoscenza condivisa (e dei nuovi comunicatori)
novembre 14, 2012 at 22:31
E' quasi impossibile rendere l'idea di cos'è l'European Wine Blogger Conference a chi non c'è mai stato. E' come pretendere di spiegare il multiforme, variegato, liquido mondo della comunicazione sul web a chi sa a malapena come si accende un computer. I social media sono un mondo attivo, complesso, articolato, imparare a viverci richiede tempo, volontà, impegno. E in 5 anni di EWBC gli italiani non hanno mai brillato per la loro presenza - nemmeno lo scorso anno, quando la conference si tenne in Franciacorta. Quest'anno, a Izmir c'erano più di 280 delegati da 40 paesi, ma gli italiani madrelingua erano appena 7, dunque inutile insistere.
Per i pochissimi che però ambirebbero a saperne di più, posso dire che l'esperienza è stata ancora più intensa che in passato. L'organizzazione turco-anglo-americana (Vrazon più WOT, Wines of Turkey, l'associazione di produttori che ha sponsorizzato l'evento) ha funzionato come un orologio svizzero. Da un punto di vista pratico, ho apprezzato l'efficienza e l'invisibilità dei ragazzi dello SwissHotel Grand Efes, il lussuoso hotel 5 stelle che ha ospitato la conference: erano in molti a vigilare sulle nostre necessità (nelle sale conferenze c'erano sempre bottigliette d'acqua, bicchieri, grissini, prese elettriche, matite, fogli...) ma così pazienti e discreti che quasi non li si notava.
Da un punto di vista dei contenuti invece, è stata una festa: la festa del know how condiviso, in perfetta sintonia con il più sano spirito internettiano (quello dell'open source, dei forum d'assistenza, della Creative Common License e via esemplificando). Il programma di workshop e keynotes era molto fitto, le cose si svolgevano in contemporanea in almeno tre sale diverse: non avendo il dono della bilocazione, bisognava scegliere a quale partecipare. Ma, grazie alla tecnologia - tutti eravamo dotati di smartphone, tablet, notebook, e molti riuscivano ad usare più di un device contemporaneamente - mentre guardavi le slides o i filmati della tua sessione, tenevi sott'occhio i commenti e i twitt che fuoriuscivano delle altre, saltellando da Twitter a Facebook come la pallina di un flipper. Chi ha seguito, almeno per un po', il flusso di twitt con hashtag #ewbc si sarà reso conto dell'intensità delle comunicazioni. Non a caso abbiamo saputo (dai nostri followers negli USA) che il nostro hashtag è stato trend topic a livello globale per 2 giorni di fila.
Dettagli tecnici a parte, di cosa si è discusso in 2 giorni e mezzo di congresso? Di sorgenti. Quelle del vino e della comunicazione del vino, soprattutto sul web.
Delle prime (localizzate in Anatolia, Georgia e Armenia) ci hanno parlato autorità mondiali come Patrick McGovern e Josè Vouillamoz, delle seconde hanno discusso in tanti: documentaristi artistoidi come Christian Payne, terroiristi come Randall Grahm, columnist filosofico-umoristici come Andrew Jefford o professionisti della filiera come Su Birch (CEO di Wines of South Africa. Era la prima volta che partecipava al congresso e sicuramente non era lì per semplice curiosità...).
Il racconto del vino, la sua comunicazione non può rimanere confinato e condizionato da un solo mezzo - il wine blog per esempio. Deve evolversi, assumere altre forme, scegliendo magari altre piattaforme e altra modalità espressive - e che ciascuno scelga i propri.
E anche se professionisti come Alder Yarrow o SophieMcLean (entrambi presenti al congresso) restano fedeli alla modalità originaria, si può fare ottima comunicazione anche usando il video, la fotografia, la grafica, il microblogging. Il come si comunica non è meno importante del cosa.
Ciò che conta, è che i nuovi comunicatori siano consapevoli del loro ruolo; sorgenti della comunicazione sul web. "Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendo - ha detto Andrew Jefford - La creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa ... è finita per sempre".
Ma per un capitolo del fare comunicazione e informazione che si chiude, un altro se ne apre, molto più complesso e ricco di opportunità, nel quale ognuno è libero di crearsi il proprio spazio e la propria audience. Con un po' di fortuna, creatività e molto spirito imprenditoriale, anche il proprio reddito - o così almeno sostiene il buon Andrew. Quel che è certo, è che c'è tutto da inventare, i vecchi schemi mentali e pratici non funzionano più. Per chi comunica e per il vino comunicato.
E a proposito di vini, all'EWBC ne abbiamo assaggiati molti, sia da vitigni internazionali che autoctoni: vini turchi soprattutto, ma anche georgiani, armeni, libanesi.
Ne riparleremo.



Reader Comments (4)
Grazie Elisabetta per il succoso racconto.
Purtroppo nemmenoq uest'anno sono riuscito a venire preso in modo incredibile da questa cosa nuova a cui sto lavorando da oltre un anno ormai quasi in via di definizione. Penso che #ewbc sia una cosa bellissima che ha perso secondo me un po' del fascino pionieristico e vintage delle prime edizioni per diventare un not to be missed event solo un po' più costruito. Le occasioni di incontro e di relazione sono straordinarie e le opportunità che ogni volta mi perdo per una ragione o per l'altra a non esserci... bè, meglio non pensarci. Forse la cosa che manca a #ewbc (ma probabilmente è voluta) è ilo sdoganamento delle cose di cui si parla lì al pubblico cosa di cui ho fatto una missione. Ma probabilmente come dicevo, vuole assolutamente essersi e qualificarsi sempre di più come un appuntamento specializzato e per specialisti quindi, bene così.
Di sicuro se l'anno prossimo non avrò altri casini, cercherò di esserci.
Ciao, Fil.
Scusate per la quantità inaudita di refusi.
Ho bisogno di scrivere più lentamente e di riposo, già.
Fil.
Beh Filippo, il tempo passa e le cose si evolvono... Se l'Ewbc fosse rimasto solo l'allegra scampagnata/bicchierata tra amici appassionati di vino e nuove tecnologie degli esordi, dubito che avremmo attirato l'attenzione dei molti Master of Wine presenti quest'anno, e soprattutto i soldi degli sponsor! Ció che caratterizza ormai questo congresso é, tra l'altro, l'alto profilo dei contenuti: gli hangout, i vinocamp, che sono momenti d'incontro e di scambio piú informali, spesso anche piú ristretti (ma sempre goderecci) si organizzano tutto il tempo dell'anno, in giro per il mondo, ma non richiedono troppi sforzi/soldi organizzativi.
Trasferire i contenuti del congresso al pubblico finale avrebbe un senso limitato: un po' come spiegare le ultime tecniche cardiologiche. Alla gente interessa che l'intervento abbia successo, il "come" interessa agli addetti ai lavori e a qualche inguaribile curioso al massimo. Cosí é per l'EWBC: a chi legge interessa il "racconto del vino", il "come" scriverlo piuttosto che filmarlo - o cantarlo, come ha fatto Charles Metcalfe ad un certo punto - é una faccenda che riguarda noi, che dobbiamo imparare ad essere piú efficaci/interessanti...
Cara Lizzy, spero ti faccia cosa gradita la pubblicazione di un tuo articolo in lingua polacca anche sul Web (Vinisfera.pl) dopo che sulla stampa (Rynki Alkoholowe), come promesso: http://www.vinisfera.pl/wino,1355,149,0,0,F,news.html. Ciao!