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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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mercoledì
nov142012

EWBC #5: la festa della conoscenza condivisa (e dei nuovi comunicatori)

 E' quasi impossibile rendere l'idea di cos'è l'European Wine Blogger Conference a chi non c'è mai stato. E' come pretendere di spiegare il multiforme, variegato, liquido mondo della comunicazione sul web a chi sa a malapena come si accende un computer. I social media sono un mondo attivo, complesso, articolato, imparare a viverci richiede tempo, volontà, impegno. E in 5 anni di EWBC gli italiani non hanno mai brillato per la loro presenza - nemmeno lo scorso anno, quando la conference si tenne in Franciacorta. Quest'anno, a Izmir c'erano più di 280 delegati da 40 paesi, ma gli italiani madrelingua erano appena 7, dunque inutile insistere. 

Per i pochissimi che però ambirebbero a saperne di più, posso dire che l'esperienza è stata ancora più intensa che in passato. L'organizzazione turco-anglo-americana (Vrazon più WOT, Wines of Turkey, l'associazione di produttori che ha sponsorizzato l'evento) ha funzionato come un orologio svizzero. Da un punto di vista pratico, ho apprezzato l'efficienza e l'invisibilità dei ragazzi dello SwissHotel Grand Efes, il lussuoso hotel 5 stelle che ha ospitato la conference: erano in molti a vigilare sulle nostre necessità (nelle sale conferenze c'erano sempre bottigliette d'acqua, bicchieri, grissini, prese elettriche, matite, fogli...) ma così pazienti e discreti che quasi non li si notava.

Da un punto di vista dei contenuti invece, è stata una festa: la festa del know how condiviso, in perfetta sintonia con il più sano spirito internettiano (quello dell'open source, dei forum d'assistenza, della Creative Common License e via esemplificando). Il programma di workshop e keynotes era molto fitto, le cose si svolgevano in contemporanea in almeno tre sale diverse: non avendo il dono della bilocazione, bisognava scegliere a quale partecipare. Ma, grazie alla tecnologia - tutti eravamo dotati di smartphone, tablet, notebook, e molti riuscivano ad usare più di un device contemporaneamente - mentre guardavi le slides o i filmati della tua sessione, tenevi sott'occhio i commenti e i twitt che fuoriuscivano delle altre, saltellando da Twitter a Facebook come la pallina di un flipper. Chi ha seguito, almeno per un po', il flusso di twitt con hashtag #ewbc si sarà reso conto dell'intensità delle comunicazioni. Non a caso abbiamo saputo (dai nostri followers negli USA) che il nostro hashtag è stato trend topic a livello globale per 2 giorni di fila.

Dettagli tecnici a parte, di cosa si è discusso in 2 giorni e mezzo di congresso? Di sorgenti. Quelle del vino e della comunicazione del vino, soprattutto sul web. 

Delle prime (localizzate in Anatolia, Georgia e Armenia) ci hanno parlato autorità mondiali come Patrick McGovern e Josè Vouillamoz, delle seconde hanno discusso in tanti: documentaristi artistoidi come Christian Payne, terroiristi come Randall Grahm, columnist filosofico-umoristici come Andrew Jefford o professionisti della filiera come Su Birch (CEO di Wines of South Africa. Era la prima volta che partecipava al congresso e sicuramente non era lì per semplice curiosità...).

Il racconto del vino, la sua comunicazione non può rimanere confinato e condizionato da un solo mezzo - il wine blog per esempio. Deve evolversi, assumere altre forme, scegliendo magari altre piattaforme e altra modalità espressive - e che ciascuno scelga i propri.

E anche se professionisti come Alder Yarrow o SophieMcLean (entrambi presenti al congresso) restano fedeli alla modalità originaria, si può fare ottima comunicazione anche usando il video, la fotografia, la grafica, il microblogging. Il come si comunica non è meno importante del cosa.

Ciò che conta, è che i nuovi comunicatori siano consapevoli del loro ruolo; sorgenti della comunicazione sul web. "Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendo - ha detto Andrew Jefford - La creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa ... è finita per sempre".

Ma per un capitolo del fare comunicazione e informazione che si chiude, un altro se ne apre, molto più complesso e ricco di opportunità, nel quale ognuno è libero di crearsi il proprio spazio e la propria audience. Con un po' di fortuna, creatività e molto spirito imprenditoriale, anche il proprio reddito - o così almeno sostiene il buon Andrew. Quel che è certo, è che c'è tutto da inventare, i vecchi schemi mentali e pratici non funzionano più. Per chi comunica e per il vino comunicato.

E a proposito di vini, all'EWBC ne abbiamo assaggiati molti, sia da vitigni internazionali che autoctoni: vini turchi soprattutto, ma anche georgiani, armeni, libanesi.

Ne riparleremo.

 

 

Reader Comments (4)

Grazie Elisabetta per il succoso racconto.
Purtroppo nemmenoq uest'anno sono riuscito a venire preso in modo incredibile da questa cosa nuova a cui sto lavorando da oltre un anno ormai quasi in via di definizione. Penso che #ewbc sia una cosa bellissima che ha perso secondo me un po' del fascino pionieristico e vintage delle prime edizioni per diventare un not to be missed event solo un po' più costruito. Le occasioni di incontro e di relazione sono straordinarie e le opportunità che ogni volta mi perdo per una ragione o per l'altra a non esserci... bè, meglio non pensarci. Forse la cosa che manca a #ewbc (ma probabilmente è voluta) è ilo sdoganamento delle cose di cui si parla lì al pubblico cosa di cui ho fatto una missione. Ma probabilmente come dicevo, vuole assolutamente essersi e qualificarsi sempre di più come un appuntamento specializzato e per specialisti quindi, bene così.

Di sicuro se l'anno prossimo non avrò altri casini, cercherò di esserci.


Ciao, Fil.

novembre 19, 2012 | Unregistered CommenterFilippo Ronco

Scusate per la quantità inaudita di refusi.
Ho bisogno di scrivere più lentamente e di riposo, già.
Fil.

novembre 19, 2012 | Unregistered CommenterFilippo Ronco

Beh Filippo, il tempo passa e le cose si evolvono... Se l'Ewbc fosse rimasto solo l'allegra scampagnata/bicchierata tra amici appassionati di vino e nuove tecnologie degli esordi, dubito che avremmo attirato l'attenzione dei molti Master of Wine presenti quest'anno, e soprattutto i soldi degli sponsor! Ció che caratterizza ormai questo congresso é, tra l'altro, l'alto profilo dei contenuti: gli hangout, i vinocamp, che sono momenti d'incontro e di scambio piú informali, spesso anche piú ristretti (ma sempre goderecci) si organizzano tutto il tempo dell'anno, in giro per il mondo, ma non richiedono troppi sforzi/soldi organizzativi.
Trasferire i contenuti del congresso al pubblico finale avrebbe un senso limitato: un po' come spiegare le ultime tecniche cardiologiche. Alla gente interessa che l'intervento abbia successo, il "come" interessa agli addetti ai lavori e a qualche inguaribile curioso al massimo. Cosí é per l'EWBC: a chi legge interessa il "racconto del vino", il "come" scriverlo piuttosto che filmarlo - o cantarlo, come ha fatto Charles Metcalfe ad un certo punto - é una faccenda che riguarda noi, che dobbiamo imparare ad essere piú efficaci/interessanti...

novembre 19, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Cara Lizzy, spero ti faccia cosa gradita la pubblicazione di un tuo articolo in lingua polacca anche sul Web (Vinisfera.pl) dopo che sulla stampa (Rynki Alkoholowe), come promesso: http://www.vinisfera.pl/wino,1355,149,0,0,F,news.html. Ciao!

novembre 20, 2012 | Unregistered CommenterMario Crosta

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